Perché Manchester City e Liverpool ci hanno fatto divertire

Cosa ci ha detto Manchester City-Liverpool

La retorica che gira attorno ai racconti calcistici è spesso e volentieri molto fastidiosa. Però i titoli con cui era stata presentata la sfida dell'Etihad di domenica pomeriggio non potevano non essere aderenti alla realtà.

Manchester City e Liverpool rappresentano il meglio non solo della Premier League ma dell'intero panorama europeo: Guardiola e Klopp sono oggi i due allenatori migliori al mondo che hanno costruito le due squadre migliori al mondo (e non viceversa!).

L'aura che sta avvolgendo la rivalità tra queste due formazioni suona molto simile a quella del 2012 tra il Barcellona dello stesso Guardiola e del Real Madrid di Mourinho, con tutti gli indizi che portavano questa rivalità a riverberarsi non solo sul campionato nazionale ma anche sulla Champions League, dove Real-Barça era la finale annunciata (e poi clamorosamente disattesa). Anche oggi Manchester City-Liverpool sembra essere la finale designata della Champions e, come se non bastasse, nel prossimo weekend deciderà una finalista della FA Cup. Con premesse così pompose il timore era quello di vedere una partita bloccata, prima del fischio d'inizio in tanti si sono scervellati per capire come Guardiola avrebbe cercato di fermare il tridente ed i terzini di Klopp e come il tecnico tedesco avrebbe fermato i meccanismi posizionali del tecnico catalano; alla fine quella che in tanti pensavano potesse essere una partita a scacchi si è trasformata in una sfida a viso aperto che ci ha deliziato, per cui proviamo a trovare gli elementi che hanno reso questa partita così bella ed avvincente.

Il pressing di Manchester City e Liverpool

Spesso si parla di Manchester City e Liverpool come due squadre dallo stile di gioco uno opposto all'altro, di certo Guardiola e Klopp rappresentano due versioni diverse di calcio, ma l'elemento che accomuna l'uno con l'altro sta nella ricerca del recupero del pallone quanto più alto possibile sul terreno di gioco.

E per capire che partita sarebbe stata è stato sufficiente osservare i primi due minuti di partita:

Sul primo possesso da dietro del Liverpool vediamo sei giocatori del Manchester City pronti ad assalire Fabinho. Per evitare guai il brasiliano passerà la palla ad Alexander-Arnold che la butterà in avanti dove però non troverà compagni di squadra disponibili a riceverla, finendo in una in rimessa laterale per la squadra di casa.

Sulla rimessa laterale successiva il Liverpool sale in avanti per andare a sua volta a contestare l'inizio azione del Manchester City. Anche qui vediamo i tre di centrocampo ed i tre di attacco che corrono in avanti per aggredire la costruzione dei Citizens, che però se la caveranno leggermente meglio del Liverpool nella stessa situazione: la palla verrà servita in avanti verso Gabriel Jesus che conquisterà un fallo.

Queste due situazioni ci hanno subito fatto intendere che per nessuna delle due contendenti ci sarebbe stata l'opportunità di gestire tranquillamente ogni singolo pallone. E questo ha costretto i 22 in campo ad alzare subito il proprio livello di gioco.

I terzini più forti del mondo

Se il City di Guardiola ed il Liverpool di Klopp possono essere considerate come le due migliori squadre al mondo, molto di questo lo devono alla qualità dei propri terzini. Nel calcio di oggi i compiti richiesti a questi giocatori sono davvero tantissimi, per cui maggiore è la capacità di svolgerli, maggiore è il livello che acquisisce il giocatore e con sè tutta la squadra.

Liverpool e City possiedono da una parte Alexander-Arnold e Robertson e dall'altra Walker e Cancelo; ognuno di loro è stato plasmato dai rispettivi allenatori a svolgere una serie di compiti che li rende dei giocatori unici nel loro genere. Da un lato i terzini di Klopp sono registi e rifinitori della squadra, quelli di Guardiola, invece, rappresentano gli equilibratori del gioco, nonché quelli che determinano la variazione del tipo di gioco della squadra, e la partita di domenica non è stata da meno.

Walker e Cancelo sono stati utilizzati da Guardiola per risolvere il problema che Klopp ha sottoposto a Guardiola: il tecnico tedesco ha tenuto la sua squadra compatta chiudendo ogni via di accesso centrale al gioco, e la risposta dell'ex allenatore del Barcellona e del Bayern Monaco è stata quella di utilizzarli come esterni veri e propri anziché come "falsi terzini" a supporto della costruzione del gioco come siamo abituati a vederli dalla scorsa stagione. 

Per cui, con gli spazi centrali chiusi e la linea difensiva del Liverpool alta, ecco che i due terzini diventano fondamentale per creare pericoli mediante le loro corse alle spalle della difesa. È stato così che il City stava per far colare a picco i Reds nel corso del primo tempo.

E poi vogliamo parlare dell'assist del portoghese sul goal di Gabriel Jesus?

Dall'altra parte sui due terzini del Liverpool non scopriamo nulla di nuovo, sono i principali assistmen della Premier e tanto dovrebbe bastare a spiegare quanto siano importanti nell'economia del gioco di Klopp. 

Anche nella partita di domenica non hanno fatto mancare il loro apporto alla manovra, con tanto di esemplificazione di quanto detto sopra nell'azione del goal di Diogo Jota, cross di Robertson sul secondo palo, colpo di testa di Alexander-Arnold all'indietro che diventa l'assist per il goal dell'ex centravanti del Wolverhampton.

La varietà delle soluzioni tattiche

Se avete visto le formazioni delle due squadre, entrambe sulla carta sono entrate in campo con un 4-3-3, o almeno così recitava la grafica delle formazioni ad inizio partita. 

Ma basta andare a vedere le caratteristiche dei giocatori presenti in distinta per capire quante variazioni al tema i due allenatori possono utilizzare, e Guardiola e Klopp alla fine si sono copiati l'uno con l'altro: abbiamo visto in precedenza come Pep abbia utilizzato i suoi terzini in maniera speculare a quanto Klopp è solito fare, stesso discorso al contrario si può fare con lo schieramento dei centrocampisti da parte dell'allenatore tedesco rispetto alla sua controparte.

Per permettere ai terzini di giocare alti, Guardiola ha scelto di abbassare il raggio d'azione di Bernardo Silva che, abbassandosi al lato di Rodri, aiutava lo spagnolo nel far partire l'azione e costringere uno dei centrocampisti del Liverpool a salire lasciando uno spazio alle proprie spalle di cui cercava di approfittare Kevin De Bruyne, posizionato proprio alle spalle. 

Questo, in termini tattici, viene definito scaglionamento ed è alla base dei principi di gioco del calcio di posizione di Guardiola, ossia avere giocatori disposti su diverse ampiezze e diverse altezze del campo.

In questo modo si sono attivate le situazioni che hanno permesso al belga di mostrare le sue grandi capacità di conduzione del pallone in velocità, senza contare la grande qualità del suo tiro da fuori area, ossia ciò che ha sbloccato la partita.

Dall'altra parte Klopp ha copiato dalla scorsa stagione questo aspetto ottenendo dal club l'acquisto di Thiago Alcantara, ossia il giocatore più guardiolesco che esista sulla faccia del pianeta. 

E all'Etihad abbiamo visto a cosa Thiago sia servito: lo sviluppo tipico dell'azione del Liverpool ha visto l'ex Bayern abbassarsi al fianco di Fabinho per aiutare l'impostazione dell'azione al pari di Bernardo dall'altra parte, mentre Henderson è stato mandato in avanti per accompagnare le discese di Alexander-Arnold e permettere a Salah di accentrarsi. Da questo tipo di dinamica è nata l'azione del goal del 2-2 che ha poi deciso il risultato finale della partita.

Manchester City e Liverpool sono le squadre più forti del mondo

La partita dell'Etihad ha mostrato questi ed altri spunti di interesse, il tutto per dimostrare che con il lavoro di Guardiola e Klopp, Manchester City e Liverpool sono diventate le squadre più forti del mondo cercando di volta in volta soluzioni per migliorarsi senza adagiarsi su quanto proposto in questi anni.

Il segreto della loro forza sta tutto lì, andare oltre i propri limiti e mostrare curiosità e voglia di proporre sempre qualcosa di nuovo.

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