Comprendere Jermain Defoe

Le peculiarità di un giocatore fuori dal canone


Sento che è il momento giusto per ritirarmi. È stato un viaggio incredibile, nel quale ho conosciuto bellissime persone. Il calcio mi rimarrà sempre nelle vene, e provo orgoglio e soddisfazione nel ripensare alla carriera benedetta che ho avuto. Ora voglio passare un po' di tempo con i miei amici e la mia famiglia prima di cominciare un nuovo capitolo della mia carriera

Con queste parole Jermain Defoe ha annunciato il suo ritiro a 39 anni, dopo 286 gol spalmati in 731 partite a cui vanno aggiunti i 20 realizzati con la maglia della nazionale inglese. Defoe è stato uno dei migliori attaccanti di una Premier League che ancora stava crescendo e che in pochi potevano immaginare come sarebbe diventata. All'epoca pochi avrebbero scomesso che sarebbe diventato uno dei più prolifici attaccanti nella storia del campionato ma ora solo otto giocatori hanno fatto più gol di lui. 

Defoe ha segnato dei gol un po’ per tutti. Tutti quanti lo associamo a quelli realizzati con la maglia del Tottenham ‒ la squadra in cui ha militato per più tempo ‒ che aveva salutato per poi tornarvi. Ma ci sono anche quelli per il West Ham di inizio anni 2000, per il Portsmouth, per il Bournemouth, per il Sunderland e a cui vanno aggiunti le comparsate a Toronto e Glasgow sponda Rangers. Ha terminato la sua carriera a Sunderland, club in cui era tornato da un paio di mesi per cercare di aiutarlo a uscire dalle sabbie mobili della League One in cui i Black Cats si erano infilati. L’ultima volta in cui si è sporcato gli scarpini è stato il 19 marzo sul campo del Lincoln City, subentrando al 74esimo a Dan Neil, senza però riuscire a dare una mano nel togliere lo 0-0 dal tabellone. Una settimana dopo ha scelto di dire basta da subito, senza neanche aspettare il termine della stagione.

L’iconicità di Defoe non è così immediata da individuare. Forse una delle cause sta proprio nel non essersi associato a una squadra in particolare, anche se ogni tifoseria lo ha abbracciato come proprio beniamino, anche grazie alla sua voglia di conoscere le persone legate al club, come il rapporto che aveva costruito con Bradley Lowery, bambino di 6 anni malato di cancro. Uno dei motivi per cui spesso si fa fatica a ricordarsi di ammirare le sue raffiche di gol era perchè non era mai il miglior giocatore della squadra in cui militava. Al Tottenham ha giocato per 10 stagioni, e ha dovuto sgomitare per la luce dei riflettori con Keane e Berbatov prima e con Bale e Van der Vaart poi. Anche al West Ham, dove giocava in casa visto che è di East London, se la doveva vedere con Paolo Di Canio come attaccante favorito dei tifosi. Perfino a Portsmouth brandiva spazio con Crouch e Kanu. Ma nonostante questo non ha mai smesso di segnare per nessuno.

Pochi giocatori dell’ultimo ventennio sono stati altrettanto abili nella preparazione al tiro come lui, motivo per cui le sue carrellate di gol andrebbero osservate più spesso e con più attenzione. Defoe era un giocatore che amava sentire tutto quello che costruisce un gol, dal contatto col difensore per capire come eluderlo a far scorrere il pallone nel punto di prato ideale per sorprendere il portiere. La sua bravura nel corpo a corpo contro i massicci difensori del campionato inglese nonostante una taglia che di primo impatto fa pensare ad un giocatore che si fa contrastare facilmente è forse il suo dono calcistico più pregevole. Ne sanno qualcosa a Wigan.

Defoe viene associato al Wigan grazie alla notte in cui gli ha segnato 5 gol in un tempo, prendendosi il pallone di una notte finita 9-1 per gli Spurs nel vecchio White Hart Lane, ma già qualche anno prima nel 2006 era diventato l’incubo di Emmerson Boyce. Qui riceve spalle alla porta il filtrante di Berbatov, il compagno che in carriera lo ha servito meglio, ed elude il suo enorme avversario con una virata rapida e che non dà l’idea di dove voglia far finire il pallone. Lui però sa benissimo dove sia il posto migliore per poter far esplodere il sinistro verso la porta difesa da Kirkland come se avesse un petardo al posto dei piedi. Forse questo è il gol che descrive meglio la sua inimitabile capacità di costruirsi il miglior tiro possibile.

Proprio questa è la sua miglior qualità, mentre la finalizzazione ha subito un miglioramento progressivo stagione dopo stagione, squadra nuova dopo squadra nuova, partner d’attacco dopo partner d'attacco. Uno dei gol più inncredibili lo ha fatto al Manchester City, quando aveva sfidato a viso aperto Kompany per poi sfoderare una cannonata quasi a giro imparabile per Hart non appena il difensore belga gli aveva lasciato un centimetro a disposizione. Una rapidità di esecuzione pazzesca e piovuta dal nulla visto che in quella partita Jermain era subentrato ad Adebayor, sembrando un po’ indisponente. Invece dopo il suo ingresso il Tottenham ribaltò il City vincendo 3-1.

Gli attaccanti davvero forti sono quelli a cui è meglio non far arrivare mai il pallone negli ultimi metri, perchè in grado di costruirsi un vantaggio da qualsiasi situazione. Defoe rientra in questa categoria, che sia ricevendo il pallone da fermo o in movimento magari a seguito di una progressione rientrando sul destro dal centro-sinistra.

Non è un dato che io abbia un movimento prestabilito per ogni situazione di un gioco in cui tutto accade in frazioni di secondi, ma devi essere lucido nella mente e sapere cosa hai intenzione di fare.

Pochi giocatori hanno un bagaglio tecnico così variegato: Jermain ha segnato gol da attaccante rapace, su sponda o tap-in, o anche a seguito di un rimpallo in cui non ha mai staccato gli occhi dalla sfera. In tutti quei gol è stato il più abile. Ma ci sono gol da intuzione dei grandi campioni, come il tiro a giro di interno a seguito di una progressione contro l’Arsenal o il suo più bel gol realizzato con la maglia del Bournemouth, un pallonetto di una genialità e precisione da un angolo impossibile. Un gol che lascia talmente stupore da non saper cosa fare una volta che ci si è alzati dal proprio posto. Alla Van Basten, ha detto di quel gol, a sottolineare che anche lui era in grado di imitare i colpi di più grandi della storia del calcio. Forse un gesto così è più alla Savicevic.

Defoe è stato uno dei giocatori che più hanno ispirato l’arte della finalizzazione in una Premier League che iniziava a diventare bellissima. Uno di quei giocatori che ogni domenica trovava un nuovo modo per sorprendere il malcapitato portiere di turno. Il suo modo di muoversi ha fatto sembrare facili gol che non lo sono in una maniera quasi imbarazzante per i difensori. Questo è uno dei motivi per cui ha avuto una carriera quasi infinita, in grado di rifiorire sempre anche agli inverni più rigidi, giocando ad alto livello per ben ventidue anni mentre colleghi della stessa generazione non duravano più di un lustro. Tutto questo, oltre a quello che ha mostrato fuori dal campo, hanno reso Jermain Defoe uno degli attaccanti forse più speciali del ventennio.

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