Armando Broja è una felice novità

Conosciamo l'ultimo talento di casa Chelsea
Ci sono molti atleti che di primo impatto ti fanno dire “questo è forte”, ma quell’aggettivo ha uno spettro molto ampio di sensazionalità che ci fa far fatica a dire quanto è davvero forte lo sportivo in questione. Forte per quanti anni? Forte vero? Forte da 30 gol in un anno? Forte da leggenda? In questo momento Armando Broja fa parte di quei giocatori di cui facciamo molta fatica a capire cosa davvero diventerà quando l’asticella della sua carriera verrà alzata.

Broja nasce a Slough, contea del Berkshire, a 32 chilometri a ovest di Charing Cross, da genitori albanesi, mamma Blerina e papà Xhevahi. Dan Sheldon su The Athletic ha scritto dei suoi esordi con la palla al piede a Burnham, che avevano attirato le attenzioni e le richieste di provino di Fulham e Tottenham prima che fosse il Chelsea ad assicurarsene il controllo. Vista la florida generazione uscita da quello che oramai è un laboratorio scientifico che inculca ulteriore talento innato a chi riesce a passare di lì, Cobham è stato il posto migliore per Armando, che aveva optato per la maglia Blues anche in virtù di un debole che aveva per Didier Drogba. Le sue prestazioni hanno presto attirato le attenzioni della federazione albanese, che con dopo mesi di persuasioni e l’aiuto della famiglia hanno convinto il ragazzo a optare per rappresentare l’Albania, con cui ha esordito nell’under 19 contro il Kosovo nel giugno 2019.

Proprio da quel momento la sua carriera da professionista ha cominciato a prendere forma: nel 2020, in pochi mesi, ha fatto prima l'esordio con la prima squadra allenata da Frank Lampard e poi con la nazionale maggiore in Nations League. Il Chelsea per la stagione successiva lo ha mandato, come tanti altri passati da Cobham, a svernare ad Arnhem con la maglia giallo-nera del Vitesse. La stagione in Eredivisie in cui Broja ha giocato è stata ottima: quarto posto, finale di KNVB Cup e lui è stato il miglior marcatore della squadra assieme a Loïs Openda con 10 gol. Un ulteriore prestito era prevedibile e si è palesato con quello al Southampton di Ralph Hussenuttl. E qui Armando a cominciare a stregare la Premier League.

Uno degli aspetti che rendono ammaliante il suo gioco è il suo fisico imponente ‒ è alto 1.91 e con un petto e una postura da buttafuori delle discoteche ‒ ma strega ancora di più la velocità con cui riesce a muovere questo corpo. È un giocatore che sembra incapace di giocare da fermo, perchè quando lo fa esplode a tutta velocità verso lo spazio che il difensore sembra volergli concedere mantenendo un controllo della sfera che a giocatori così grossi puoi associare solo a un giovane Ibrahimovic. La possibilità che possa girarsi in qualsiasi momento, ripulendo col primo controllo qualsiasi pallone, ha già mandato ai matti molti difensori della Premier e ne sanno qualcosa in particolare Varane e Maguire che sono stati umiliati dal suo controllo orientato nei duelli palla a terra.

Oggi siamo abituati a vedere grandi freak atletici come Haaland, e associamo solo a lui l’eccezionalità di quello che fa. Broja non ha certo i numeri e la prepotenza fisica del collega norvegese, sopratutto nel gioco aereo, ma il suo controllo mostrato sia in fase di dribbling che in conduzione lo inseriscono nella categoria degli unicorni del calcio moderno. Oltre a saper bilanciare efficacemente tecnica, uso del corpo e velocità, Broja ha un ottimo istinto nelle decisioni chiave da prendere e un bagaglio molto ampio da cui estrarle, dove non manca neanche il tiro da fuori, come ci ha mostrato nel gol segnato al Crystal Palace. L’istinto, la rapidità con cui si sceglie una giocata importante, è forse la cosa che più distingue i giocatori forti dai grandi calciatori e nei relativamente pochi gol ‒ 6 in Premier League ‒ e assist che ci ha fatto vedere fin qui Broja questo sembra appartenergli. 

Prendiamo come esempio il gol al Brighton. Il geniale colpo di testa di Redmond lo lascia a tu-per-tu con Shane Duffy. A Broja bastano due tocchi, tutti col sinistro. Il primo è, allo stesso tempo, una finta di tiro e un controllo orientato con il tacco che manda Duffy per terra. Il controllo è talmente perfetto e disarmante che conclude a rete di esterno, o forse punta, lasciando Sanchez fermo e indeciso. Una calma elegante unica.

In realtà Broja è un giocatore molto più elettrico che calmo: brama la palla sui piedi e vuole creare una giocata chiave ogni volta che ha un occasione. Guardarlo giocare arricchisce il nostro gusto estetico di cosa possono fare gli attaccanti moderni. Un numero 9, per di più, in un calcio dove il numero 9 classico sgomita molto per essere determinante con un livello tattico così ricco.
Non sembra normale il modo con cui sta affrontando le prime partite da titolare in Premier League, dalla grinta che mette in ogni duello aereo all’eleganza con cui riesce a eludere gli avversari dopo averli sfidati vicino alla linea laterale. Certo viene da chiedersi se il contesto del Southampton di Hasenhüttl, una squadra in regressione continua e che da almeno 5 anni fa una fatica bestiale a segnare, sia adeguato. Un contesto così povero, ricco di giocatori involuti ‒ eccetto Ward-Prowse ‒ può aver esaltato eccessivamente le sue prestazioni o dimostrato quanto il suo livello sia superiore a ciò che lo circonda. 

Che è esattamente quello che sta chiedendo il Chelsea. Negli ultimi anni i prodotti di Cobham si sono divisi tra chi è ormai titolare indiscusso di Tuchel e chi è stato lasciato andare nonostante il potenziale in cambio di laute cifre ‒ come Abraham e Tomori. Broja ha molti estimatori, anche prestigiosi, oltre ad una valutazione molto alta. I Saints avevano cercato di tamponare il valore in crescita del giocatore provando ad acquistarlo nella scorsa finestra di gennaio, ma a questo punto sembrano essere fuori corsa, visto l’interesse che alcune squadre di ben altro blasone sembrano aver mostrato. Il Chelsea quindi potrebbe privarsene per fare ulteriore cassa ma, allo stesso tempo, Werner e Lukaku non stanno rendendo come ci si aspettava, né come numero di gol né come influenza sulla squadra. Addirittura nessuno dei due può considerarsi un titolare. Questo potrebbe cambiare le cose, per quanto anche Armando, come gli altri due sembra un giocatore con bisogno di spazi e prendersi il pallone lontano dall’area, compito che al Chelsea ha già numerosi specialisti. 

Indiscutibilmente le capacità di Broja fanno pensare ad un giocatore che merita di stare a quel livello e lo ha fatto vedere anche con la maglia della nazionale, di cui dopo una manciata di partita è già il leader tecnico e carismatico. Quello che gli serve forse sono i numeri, numeri grossi, tipo quelli che aveva Werner in Bundesliga. In Premier non sembra essere il giocatore da tanti gol in una stagione, ma le doti fisiche e tecniche per diventarlo ci sono. Proprio per questo per adesso si trova proprio a metà dello spettro di quanto forte può diventare.

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