Le undici sorprese della stagione di Premier League

 Undici giocatori che ci hanno colpito in questa stagione

Con la stagione che si avvia al termine, nel cominciare a trarre alcuni bilanci su cosa è stata la Premier League 2021/22 cominciamo a prendere in considerazione quei giocatori che hanno rubato il nostro occhio senza finire sotto i riflettori. Nell’assemblare questa rosa di nomi abbiamo scelto di non mettere più di due giocatori per squadra e di dare una forma che possa essere ragionevolmente messa in campo.

Portiere: José Sá

José Sá è arrivato in Premier League sulla scia della arcinota commistione tra la dirigenza del Wolverhampton e l’agenzia di Jorge Mendes, sostituendo il suo connazionale Rui Patricio e, dopo una manciata di mesi, rivelandosi anche più affidabile. In questa stagione il portoghese ha raccolto 11 clean sheets diventando il primo dei portieri fuori dalle big six a raggiungere la doppia cifra. In una squadra che mediamente concede poche occasioni, Sà costituisce un valore aggiunto per la sua solidità tra i pali guidando sia la classifica per la percentuale di parate effettuate (83.2%) che per il differenziale tra gol e xG subiti – con +10.7 è l’unico in doppia cifra in Premier League. Visivamente Sá sembra più un taglialegna che non un portiere di Premier League. Quando si muove il suo corpo sembra fin troppo rigido per farlo e proprio questa rigidità lo fa apparire molto meno valido di quanto non sia. A compensare questa estetica non proprio inappuntabile interviene una lucidità nelle letture assolutamente fuori dal comune. Il principale difetto del portoghese resta sul gioco lungo, in cui sembra ben lontano dall’élite del ruolo, e forse proprio questo gli ha impedito di raggiungere lo status attuale prima dei 29 anni. Nonostante questo, Sà è un portiere di alto livello e i Wolves sono tra le migliori difese della Premier League anche merito suo. 

Terzino destro: Valentino Livramento

Per Tino Livramento questa è stata la prima stagione tra i professionisti dopo aver vinto il premio di Academy Player of the Year con il Chelsea e non si può dire che non abbia giustificato alla perfezione il perché. La sua collocazione all’interno del Southampton di Hasenhüttl è ideale per valorizzare un atletismo fuori dal comune in quanto gli consente di ricevere il pallone con grandi zone di campo aperte davanti. In questo modo, Tino può lanciarsi in corse spettacolari nello spazio e creare una vitale superiorità numerica nelle zone avanzate del campo. In generale, la sua capacità di accelerare quasi istantaneamente con il pallone tra i piedi lo rende estremamente difficile da leggere per gli avversari, rendendolo uno dei giocatori con più falli subiti di tutto il campionato. Al tempo stesso, in fase difensiva Tino sembra disegnato su misura per Hasenhüttl vista la sua aggressività; nel complesso si vede un giocatore con una grande qualità nel recuperare palla e risalire velocemente il campo. Un po’ più critico è l’aspetto della produzione di occasioni, che si limita più a qualche cross che non altro. Probabilmente proprio sotto questo aspetto risiedono i margini più grandi per lui. Purtroppo, però, la sua crescita rischia di essere frenata dall’infortunio al legamento crociato subito a fine aprile e che probabilmente gli impedirà di giocare per il resto del 2022. Ad appena 19 anni un infortunio simile può essere un duro colpo da mandare giù ma è difficile non vedere un grande futuro per lui.

Difensore centrale: Max Kilman

Formatosi nel futsal, Max Kilman è giunto alla ribalta nella scorsa stagione raccogliendo qualche minuto a inizio 2021 ma con l’arrivo di Lage il suo posto da titolare è diventato inattaccabile. Proprio Lage ha avuto ruolo attivo nel portarlo dal lato sinistro della linea a tre a quello destro – pur essendo lui un mancino naturale – e consentendogli di mostrare una tecnica sopra media quando deve giocare sul lungo. Forse è proprio la formazione nel futsal ad avergli regalato un bagaglio tecnico così ampio sia con che senza palla. Infatti, a dispetto di ciò che farebbe pensare un fisico enorme come il suo, Kilman ha una rapidità di corsa fuori dal comune e una pulizia tecnica incredibile. Inevitabilmente, per ciò che gli viene chiesto dalla sua posizione in campo, predilige difendere in avanti ma nonostante questo sembra non soffrire troppo quando è chiamato a recuperare campo. Nel complesso, Max Kilman è un difensore completo, intelligente e moderno, capace di tagliare il campo con dei lanci bellissimi da vedere e molto abile nelle letture. In virtù di queste qualità stupisce come la sua consacrazione sia arrivata così tardi ma non ci sarebbe nulla di strano se da questo momento dovesse iniziare a recuperare il tempo perso.

Difensore centrale: Dan Burn

Ormai alla soglia dei trent’anni, il gigantesco Dan Burn ha deciso di tornare a casa per aiutare il suo Newcastle a salvarsi. E nonostante i dubbi sul suo valore, spesso esaltato dal sistema di Potter, l’impatto di Dan Burn sulla difesa del Newcastle è stato cruciale. Nel passaggio da una squadra più bassa e reattiva a un contesto di recupero palla in zone più avanzate, un giocatore con la qualità di Burn nell’aggressione diventa decisivo. Ed effettivamente anche i numeri confermano un giocatore che tende a cercare il recupero in zone più avanzate di campo al fine di coprire una mobilità estremamente ridotta. Nel vederlo giocare sembra più il Golem di Praga che non un calciatore di Premier League e per molti versi la sua figura ricalca quella di molti suoi massicci colleghi del passato ma, nonostante questo, Dan Burn è un giocatore molto più al passo coi tempi grazie alla sua tendenza a difendere in avanti. E proprio la sua aggressività è la qualità che meglio gli consente di inserirsi in sistemi moderni come quello di Graham Potter prima ed Eddie Howe poi, aiutando entrambe le squadre a creare una superiorità. Inoltre, la sua qualità di calcio, principalmente sulla lunga distanza, è di buon livello anche se il volume di palloni che gioca non è eccezionale, cosa che comunque è almeno in parte giustificata dal fatto di essere sempre stato in squadre che si muovevano nella zona più bassa della classifica. Nel complesso Dan Burn è un centrale incredibilmente valido e il suo inserimento ha inevitabilmente segnato un prima e un dopo nella stagione del Newcastle.

Terzino sinistro: Tyrick Mitchell

Uno degli ultimi giocatori ad aver giocato nell'academy del Brentford, Tyrick Mitchell gioca con il Crystal Palace da quando aveva 16 anni e nell’estate del 2020 è parte della prima squadra. Nel vederlo giocare, ricorda un po’ un altro terzino nato nel Crystal Palace come Aaron Wan-Bissaka e infatti il suo ex allenatore nelle giovanili delle Eagles ha usato proprio l’attuale terzino del Manchester United come termine di paragone, citando come termini comuni la solidità nell’uno-contro-uno, una grandissima velocità nei recuperi e uno spirito di sacrificio fuori dal comune. In questa stagione, Mitchell ha messo piede stabilmente nell’undici titolare di Vieira e si è consolidato come uno dei terzini più solidi dell’intera Premier League. Proprio come AWB, Mitchell è un giocatore estremamente difficile da superare, che cerca sempre l’aggressione sull’avversario e porta un volume di contrasti estremamente elevato. A fare da contraltare a ciò c’è una fase offensiva in cui il contributo è estremamente ridotto ma questo è leggibile perfettamente nell’ottica di un esterno che in possesso resta maggiormente bloccato per agevolare la costruzione anziché proporsi sia con che senza palla nelle zone avanzate. Nel complesso Mitchell è un giocatore molto solido. Molti dei suoi allenatori nel corso della sua crescita hanno elogiato le sue qualità tecniche ma più di tutte ne hanno largamente incensato le qualità mentali, parlando di lui come di un ragazzo sempre concentrato sull’obiettivo. Nel vederlo giocare non viene difficile da credere, Tyrick sembra sempre disposto a dare qualsiasi cosa per fermare i suoi avversari e la sua totale dedizione alla causa gli è valso un ruolo da titolare in Premier League e anche la prima convocazione con la nazionale inglese. Giocatori come lui restano sempre merce rara in Premier League ed è credibile che lavorando ulteriormente sulla sua dimensione offensiva possa seguire le orme di Wan-Bissaka e lanciarsi in una big già a breve.

Centrocampista destro: Christian Nørgaard

Solo i tifosi della Fiorentina probabilmente ricorderanno questo nome ma per il suo manager Thomas Frank, Christian Nørgaard potrebbe essere un titolare del Liverpool senza problemi. Non dobbiamo neanche dire che Frank esagera ma è anche vero che Nørgaard è stato un enorme valore aggiunto per le Bees in questa stagione. Infatti, il danese ha saltato una sola partita – per squalifica – confermandosi come un imprescindibile per il suo lavoro di interdizione. Per il vero, a questo enorme volume di palloni recuperati, Nørgaard abbina poco altro: in possesso è un giocatore che ha poche soluzioni e in generale predilige una ricerca immediata della verticalità per servire uno tra Mbeumo e Toney tra le linee. Nonostante questo, la sua presenza in fase di recupero palla è di primissimo livello e in Europa pochissimi altri producono un volume di contrasti e di palloni recuperati simile al suo. In questo risiede il motivo della sua centralità e anche nel modo in cui gioca si vede la sua devozione al pallone, da cui è costantemente attratto. Nel complesso Christian Nørgaard non è un giocatore indimenticabile ma in Premier League pochissimi giocatori possono dire di saper fare così tanto lavoro sporco così tanto bene.

Centrocampista sinistro: Jacob Ramsey

Qualche mese fa parlavamo di Jacob Ramsey come di una delle mezze ali più interessanti della Premier League e in questi mesi la sua centralità nel gioco dell’Aston Villa si è ulteriormente cementata. Come per Kilman e Mitchell, anche per Ramsey questa è stata la prima vera stagione da giocatore di Premier League e, nell’acquisire il suo status di titolare dei Villains, ha impiegato qualche partita ma ormai quel posto sembra saldamente nelle sue mani. Nonostante il suo metro e ottanta, in campo Ramsey sembra ancora un bambino per il suo fisico filiforme ma la sua leggerezza lo porta a essere estremamente difficile da gestire per gli avversari. Con il pallone Ramsey è un giocatore che prova gusto nelle conduzioni centrali, in cui talvolta si estranea dai suoi compagni ma con cui sembra poter fare male a qualsiasi avversario; nonostante questo, in buona parte dei suoi gol si vede anche una grande intelligenza nei movimenti senza palla e soprattutto una lucidità e una tecnica di calcio di altissimo livello. Potenzialmente in lui c’è uno dei box-to-box più interessanti della Premier League e c’è da aspettarsi che i suoi numeri – 6 gol e un assist – possano ulteriormente migliorare nella prossima stagione, soprattutto considerando che stiamo parlando di un ragazzo di appena vent’anni.

Trequartista destro: Jarrod Bowen

Se non fosse per la presenza di Mo Salah nel suo stesso ruolo, probabilmente Jarrod Bowen sarebbe il miglior esterno di questa Premier League e forse uno dei migliori giocatori tout-court. In questa stagione ha raccolto 9 gol e 8 assist, portando un complessivo di 17 contribuzioni che lo collocano al sesto posto in tutta la Premier League, il primo se si escludono i giocatori delle big six. Rispetto però a molti colleghi del suo ruolo, però, Bowen è un giocatore con un’estetica meno marcata, che cerca meno il dribbling – ne tenta poco più di due e non ne completa neanche uno di media per 90’ – ma che ha una capacità di creare occasioni con un dinamismo incredibile e che si diverte a entrare nel campo per mettersi il pallone sul mancino al punto da venir soprannominato Arjen Bowen dai suoi tifosi. Rispetto allo scorso anno, quando pure aveva trovato ottimi numeri, Bowen ha migliorato la sua tenuta fisica aumentando i suoi minuti di autonomia in campo – erano 68’ a partita un anno fa, ora sono 82’ in media – e questo gli ha consentito di ritoccare in alto anche il suo score. In questa stagione ha giocato anche come centravanti in situazioni di emergenza, confermandosi un giocatore estremamente abile a modellare il suo gioco sulle richieste di Moyes, che al tempo stesso gli ha saputo creare una comfort zone importante per valorizzarne sia la capacità di creare superiorità con il pallone che l’abilità di muoversi senza palla. A ormai 25 anni, Bowen è un giocatore solido ed efficace, pur senza una reale estetica da trickster, capace di trascinare i suoi Hammers a una semifinale di Europa League – in cui ha anche quasi rotto una traversa con una rovesciata – e a una possibile qualificazione in Conference League. Non male se si pensa che due anni fa aveva trovato una squadra in lotta per salvarsi.

Trequartista centrale: Alexis Mac Allister

A leggere il nome di Alexis Mac Allister uno si stupirebbe nel sapere che non è nato a Glasgow ma nella Pampa argentina. Nonostante ciò, un nome così britannico non poteva che finire nelle isole britanniche e così è stato per il giovane Alexis, bloccato nel gennaio 2019 da Brighton e poi lasciato a maturare in Argentina fino alla primavera del 2020, quando i Seagulls lo hanno aggregato alla rosa. Questa è stata quindi la seconda stagione intera per Alexis e forse la prima veramente convincente. Nel sistema di Potter l’argentino ha agito sia come mezzala che come trequartista sia partendo dal centro che dalla sinistra ma in generale il ruolo da 10 sembra cadergli perfettamente addosso per la personalità con cui si mette in mostra per ricevere palla sia nella serenità con cui riesce a gestirla anche sotto pressione. Questi aspetti si abbinano poi a una grande tecnica di base nella gestione, che lo portano sempre al centro dell’azione anche se non si traducono in grandi numeri di occasioni create. Nonostante questo, l’apporto di Alexis alla fase offensiva dei Seagulls è in costante crescita e con esso anche il suo impiego, aumentato sensibilmente rispetto alla scorsa stagione, sta rispecchiando i suoi miglioramenti.

Trequartista sinistro: Anthony Gordon

L’Everton sta flirtando con la Championship e in una stagione drammatica iniziata con l’insensata scelta di dare la panchina a Rafa Benitez e proseguita con l’ancor più insensata scelta di darla a Frank Lampard, Anthony Gordon sembra essere l’unica vera nota positiva. Nel corso della stagione Gordon ha giocato come esterno sia sul lato destro che su quello sinistro ma in generale il suo bagaglio tecnico sembra sufficientemente ampio da consentirgli di trovare soluzioni sia partendo sul lato forte che su quello debole. Una delle cose che colpisce di più del suo gioco è senza dubbio il modo in cui riesce ad accelerare quasi istantaneamente anche partendo da fermo e pettinando la palla con il destro; questa sua capacità di prendere velocità già sui primissimi passi è il suo grande punto di forza e quasi nasconde una sensibilità tecnica assolutamente non trascurabile. Nel corso dell’ultimo derby contro il Liverpool, Gordon ha messo in mostra tutte le sue qualità soprattutto in velocità, forzando più di qualche volta i difensori dei Reds a intervenire con la mano pesante su di lui. Chiaramente i numeri non sono ancora esaltanti – appena quattro gol e due assist in quasi 1900’ giocati – ma questo sembra più conseguenza del terribile stato dell’Everton di cui Anthony sembra, e spesso è, il miglior giocatore in campo. Non a caso proprio da lui è arrivato il gol che ha regalato aria alle speranze dei Toffees di salvarsi. Vedendo la sua qualità e vedendo il mare di disperazione in cui naviga l'Everton è difficile non immaginare Gordon lontano da lì già quest’estate.

Punta: Emmanuel Dennis

Il Watford è stato autore di una stagione totalmente dimenticabile e che quasi per certo si chiuderà con una retrocessione talmente prevedibile quanto surreale nel modo in cui arriverà, ossia con due cambi di allenatore che hanno portato prima Ranieri e poi Hodgson sulla panchina degli Hornets e una, assurda, vittoria per 4-1 contro il Manchester United. In questo scenario quasi inspiegabile, Emmanuel Dennis Bonaventure ha raccolto dieci gol e sei assist in 2400’ giocati, dei numeri che hanno veramente poco senso, soprattutto in una squadra che di gol ne ha segnati 31 in tutto. Nel pratico Dennis ha veramente poco del centravanti tradizionale e infatti in carriera ha saputo coprire una grande quantità di ruoli sia sulle fasce che al centro. È un dato di fatto che Dennis ha degli automatismi da centravanti consumato soprattutto nella varietà di soluzioni con cui riesce a trovare la porta ma anche in zone più lontane del campo ha una tecnica molto importante e spesso riesce a creare superiorità grazie a strappi improvvisi e giocate di classe incredibile. Tra gli attaccanti della Premier League, Dennis è tra i primissimi per dribbling tentati e riusciti e soprattutto è il giocatore con più tunnel riusciti in Europa (17), davanti a giocatori come Raphinha e Jadon Sancho, un dato forse inutile ma sicuramente molto interessante. In una squadra quasi apatica in fase offensiva, Dennis costituisce l’unica vera fonte di occasioni sia con i suoi dribbling che con i suoi gol e per certi versi non si riesce a capire come un giocatore con esperienza in Champions e una doppietta segnata al Bernabeu abbia deciso di sporcarsi le mani in una squadra disastrata come il Watford. Anche in virtù della sua esperienza – notevole contando che parliamo di un venticinquenne – può essere un ottimo profilo plug-and-play, capace di aggiungere valore a qualsiasi squadra di Premier League sia come esterno che come punta. In questo senso la retrocessione del Watford potrebbe giocare molto a favore delle big che potrebbero portarlo via con un prezzo relativamente contenuto e inserirlo in sistemi che possono valorizzarlo maggiormente.

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