Com'è stato il marzo di Premier League?

 Il racconto del mese di marzo in Premier League

Due anni fa questa rubrica non aveva vissuto abbastanza a lungo da vedere cosa succedeva a marzo. Da allora ci siamo presi una pausa, terminata solo lo scorso agosto. A distanza di due anni vedere tutto che comincia a rimettersi a posto restituisce finalmente un po’ di pace. Pace che purtroppo non c’è più in Ucraina, che aveva iniziato a vivere i bombardamenti russi già un mese fa e che ora vede parte delle sue città ridotte in macerie. Prima di ricominciare a parlare di cose più leggere, l’invito da tutta la redazione è di aiutare, se potete e se volete, donando alla Croce Rossa o cercando qualsiasi ente impegnato nel fornire aiuti al popolo ucraino nei vostri quartieri e nelle vostre città.

Il punto della situazione

Anche in questo mese la guerra e il calcio si sono toccati con i messaggi di solidarietà inviati dai vari club e soprattutto con il gol di Yarmolenko, tornato in campo contro l’Aston Villa dopo due settimane in cui era stato esentato dagli allenamenti per occuparsi della sua famiglia.

Una volta rientrato ci ha messo 20 minuti a essere decisivo e subito dopo il gol è scoppiato in lacrime. A fine partita i tifosi lo hanno scelto come man of the match. Una serie di gesti forse insignificanti ma che comunque hanno lasciato un piccolo segno.

Alla fine il West Ham si è portato a casa i tre punti, restando attaccato con le unghie e con i denti al treno Champions salvo poi venir respinto dal Tottenham, uscito vincente nello scontro diretto. Al momento la lotta al quarto posto resta comunque tirata e avanti a tutti vede l’Arsenal, che siede al quarto posto con un margine di tre punti sugli Spurs ma anche con una partita in meno.

In generale la squadra di Arteta ha aperto il mese giocando con un po’ di sufficienza contro il Watford ma riuscendo comunque a prendere tre punti. I Gunners hanno quindi bissato contro il Leicester giocando una partita molto solida per poi venir fermati dal Liverpool in una partita in cui le forze in campo sono rimaste più o meno pari fino all’ora di gioco quando un errore di Ramsdale – fin qui uno dei migliori nel ruolo in Premier – ha aperto la strada all’uno-due dei Reds. In linea di massima dalla partita Arteta può portare via una reazione diversa alla difficoltà presentata dal Liverpool, contro cui la sua squadra si era sciolta nella partita di Anfield; in generale qualche segnale positivo può essere tratto anche dalla sconfitta.

Allo stesso modo anche Klopp ha tratto spunti interessanti: la partita dell’Emirates ha confermato come il Liverpool sia giunto a una forma molto compiuta. L’innesto di Luis Diaz ha consentito a Klopp di ruotare maggiormente il reparto avanzato, evitando dei pesanti tour de force ai suoi attaccanti che avrebbero potuto essere fatali nelle due corse alla vittoria in Champions League e al titolo. Parallelamente, la squadra di Klopp ha migliorato molto la sua lettura dei momenti della partita, alternando fasi di controllo e di aggressione in un modo quasi inedito per una squadra abituata ad andare sempre a un ritmo semplicemente troppo alto per le avversarie fino a sfiancarle totalmente. Il risultato qual è stato quindi? Tre vittorie su tre in Premier League e un ritmo insostenibile anche per il Manchester City, che vede il suo vantaggio in classifica limato fino a un solo punto. 

 

Nel veder riaprirsi la lotta per il titolo uno penserebbe che il City abbia mollato un po’ il colpo ma semplicemente i campioni uscenti hanno lasciato due punti sul campo con un pari a Selhurst Park – risultato con cui il Palace è diventato la prima squadra a non prendere gol in Premier da loro – mettendoci vicino però due belle vittorie per 4-1 con il Southampton e soprattutto nel derby contro lo United. In generale il City ha mostrato un’ottima solidità generale ma rispetto alla scorsa stagione sembra aver perso qualche arma per fronteggiare le squadre che difendono con blocchi bassi e questo potrebbe diventare decisivo anche in Champions League; per certi versi un asset ancora poco visto ma che potrebbe cambiare sensibilmente gli equilibri potrebbe essere Jack Grealish, fin qui oggetto misterioso della stagione dei Citizens.

Umiliato nuovamente nel derby è stato il Manchester United, che dopo l’imbarazzante 0-2 dell’andata – con De Gea ampiamente uomo partita – ha incassato un 4-1 abbastanza impietoso. In generale la situazione dei Red Devils è strana per la sua complessità: Rangnick ha impostato un 4-2-2-2 molto peculiare in cui Bruno Fernandes viene portato a muoversi in posizione più avanzata e vicina a quella di Cristiano Ronaldo, portandolo parzialmente a depotenziarsi. In generale i due portoghesi continuano a sembrare poco compatibili, con il dinamismo iper-verticale di Bruno che si scontra con l’ormai ridotta mobilità di Cristiano; in tal senso il ritorno di CR7 ha parzialmente impigrito la fase offensiva dello United, che nel dinamismo dei suoi interpreti – nella fattispecie di Marcus Rashford e in parte di Cavani – ha costruito gran parte dei suoi successi. Allo stato attuale, molti dei palloni finiscono per ricadere sui piedi di Ronaldo e in tal senso il suo supporting cast è diventato più focalizzato su giocatori capaci di portargli palloni che non di riempire l’area, riducendo gli sbocchi offensivi e rendendo stagnante la manovra dei Red Devils

Contro il Tottenham Cristiano è stato decisivo con la prima tripletta dal suo ritorno a Manchester ma in generale sembra che ormai, come anche per Messi a Parigi, il bilancio tra cosa dà e cosa toglie alle sue squadre inizi a risultare negativo. Ciò che resta di positivo per il Manchester United è che la classifica è ancora sufficientemente corta per cui il piazzamento Champions resta sostanzialmente a portata. Ciò che resta evidente è che chi prenderà il testimone di Rangnick a giugno dovrà fare molte valutazioni sulla rosa a disposizione.

In mezzo alle due grandi lotte per il titolo e per il quarto posto c’è il Chelsea che ormai siede tranquillo al terzo posto. Di tranquilla a Londra ovest c’è forse solo la classifica: le sanzioni che hanno colpito Roman Abramovich hanno impattato pesantemente sulla situazione dei Blues. Infatti, allo stato attuale tutte le risorse del club sono congelate, il che significa che il club non potrà muoversi sul mercato, rinnovare contratti e, fino a qualche giorno fa, vendere biglietti e merchandise. Nel generale caos che è seguito gli sponsor sono scappati e le spese per le trasferte fortemente limitate ma questo ha finito per compattare ulteriormente il gruppo, con Tuchel che si è dapprima offerto di pagare le trasferte e Havertz che è passato dalle parole ai fatti. Anche il campo ha mostrato un gruppo più compatto di come era stato finora e questo ha fruttato tre vittorie in altrettante partite.

Scendendo nelle zone più critiche della classifica gli equilibri si stanno cominciando a definire meglio: il Norwich non ha più raccolto punti da inizio febbraio e sta sprofondando a fondo classifica, con la retrocessione che ormai sembra solo questione di tempo.

Anche nella lotta salvezza mancano delle partite che potrebbero riscrivere gli equilibri. Infatti, il Burnley, che ora è penultimo, ha solo 4 punti di margine sull’Everton quartultimo ma entrambe le squadre hanno due partite da recuperare tra cui lo scontro diretto in programma a inizio aprile. Contando i recuperi la classifica potrebbe sensibilmente accorciarsi e tirare dentro anche il Leeds.

Parlando di Everton, la notizia l’ha fatta Louis, il tifoso ventunenne che si è legato al palo della porta di Goodison Park portando a interrompere il gioco per un quarto d’ora. Internet si è dato riccamente da fare con i meme ma dietro a questa storia c’è un movimento di sensibilizzazione sull’uso del petrolio. Anche in altri match ci sono stati dei tentativi, più o meno riusciti, di invasione da parte di ragazzi coinvolti in questa iniziativa ma nessuno è riuscito a replicare così bene. Per onore di cronaca, proprio grazie al recupero monstre l’Everton è riuscito a battere il Newcastle con un gol di Alex Iwobi al 99’.

La classifica
 
Il giocatore del mese: Kai Havertz

L’avventura al Chelsea di Kai Havertz non era partita al meglio un anno fa. Prima la collocazione difficile nel sistema di Lampard e poi il Covid – contratto in una forma abbastanza aggressiva – hanno pesantemente rallentato l’inserimento di Kai nel Chelsea e solo un lavoro meticoloso di Thomas Tuchel gli ha consentito di ritagliarsi il suo spazio. Tuchel lo ha portato a muoversi da centravanti ombra e in generale questa collocazione sembra ideale per lui per la sua capacità di muoversi senza palla. Nel momento in cui Werner è stato confinato a posizioni più larghe e Lukaku non ha trovato la sua dimensione, Kai è tornato al centro della fase offensiva del Chelsea e a marzo ne è diventato il terminale di riferimento. In questo mese, il tedesco ha portato quattro gol in tre partite, tutti da centravanti, tutti diversi: dalla frustata di testa contro il Burnley al tocco di esterno per anticipare il portiere fino alla botta secca dal limite. In generale Havertz ha mostrato di essere nel mezzo di un grande percorso di crescita che lo sta rendendo sempre più un finalizzatore completo, mostrando parallelamente come ormai la figura del centravanti in Premier League stia vivendo un momento di crisi quasi generalizzato.

Il gol del mese: Kai Havertz (v Newcastle)

Nel tradizionale campionario di gol belli che finiscono candidati al premio ufficiale c’è tendenzialmente un gol per ogni sensibilità personale. Nel gol di Havertz confluisce il tocco morbidissimo di Jorginho per saltare la linea del Newcastle ma anche la capacità del tedesco di stoppare alla perfezione il lancio e il tocco di esterno con cui buca l’uscita di Dubravka. Questo gol raccoglie in sé tre gesti tecnici di classe superiore e li fa esaurire in tre tocchi, semplici, puliti ed efficaci.

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