Granit Xhaka, controverso

Il giocatore svizzero ha sempre diviso fortemente l'opinione

Controverso, duro, instabile ma sempre centrale. Nel corso della sua carriera Granit Xhaka si è dimostrato un giocatore e una persona capace di andare da zero a cento e poi da cento a zero con una rapidità quasi disarmante. Lo svizzero è sempre stato un giocatore da all-or-nothing, con una qualità è sempre cristallina e, in quanto tale, anche molto fragile.

Effettivamente la vita di Xhaka e quella della sua famiglia non è mai stata semplice. Alla stessa età in cui Granit iniziava a prendere in mano il centrocampo del Borussia Mönchengladbach, suo padre veniva areestato dalla polizia jugoslava per aver partecipato a una manifestazione contro il regime di Tito a Belgrado. Ragip Xhaka verrà incarcerato e condannato a sei anni.

I primi mesi andarono bene, poi iniziarono le botte

Ragip verrà rilasciato dopo tre anni e mezzo senza che la sua famiglia sapesse nulla finché non se lo ritrovò alla porta di casa. Poco dopo il suo rilascio, lui e la sua compagna – conosciuta tre mesi prima di venir arrestato – decideranno di rifugiarsi a Basilea, dove nasceranno sia Granit che suo fratello Taulant.

Basilea e il Basilea hanno cresciuto sia Granit che Taulant portandoli fino alla prima squadra. Granit sarà il primo a debuttare con i RotBlau, subentrando a Stocker in un preliminare di Champions League contro il Debrecen e trovando subito il suo primo gol da professionista. Da lì in poi continuerà a trovare sempre più spazio, fino a consacrarsi definitivamente nella stagione seguente.

La sua seconda stagione è quella di un uomo chiave del Basilea ed è incredibilmente positiva; insieme a suo fratello e a un altro svizzero di origini kosovare come Xherdan Shaqiri, Granit parteciperà attivamente alla vittoria del suo secondo campionato da professionista. La soddisfazione maggiore arriva però in Champions League, quando il loro Basilea eliminerà il Manchester United nella fase a gruppi. Il talento dei due non passa inosservato e il Bayern, subito prima di affrontare proprio il Basilea negli ottavi di Champions, mette le mani su Xherdan decidendo di bloccarlo per l’estate.

Proprio a ridosso della sfida di andata tra Basilea e Bayern Thorsten Fink, che aveva lanciato entrambi prima di lasciare Basilea e approdare ad Amburgo, investirà ufficialmente Granit. 

Shaqiri è il miglior talento in Svizzera dopo Xhaka

Quasi inevitabilmente anche per lui la chiamata dalla Germania arriva. A volerlo è il suo connazionale Lucien Favre, che lo porta nel suo sorprendente Borussia Mönchengladbach.

Nel Borussia Xhaka ci metterà un po' a inserirsi ma finirà per riuscirci estremamente bene. Lucien Favre lo impiegherà sostanzialmente in posizione di play sia in un centrocampo a due che a tre affiancandogli in genere uno o più giocatori abili nel coprire il campo. In Germania Granit si trova molto a suo agio e riesce a fare mostra della sua grande qualità di calcio: è estremamente preciso sia sul corto che sul lungo e in fase di non possesso riesce a garantire una buona solidità quando può difendere in avanti. Le cose si complicano quando viene portato fuori dalla sua comfort zone: se non riesce a trovare un modo di trasmettere efficace il pallone speseo inizia a vagare in conduzione, provando dribbling non nel suo repertorio e finendo per perdere troppi palloni; la vera criticità emerge quando è costretto a dover recuperare verso la propria area e questa è la situazione che gli costerà gran parte dei cartellini gialli e rossi ricevuti. Per certi versi l'abilità di Favre risiederà proprio nel costruire una squadra molto corta per meglio resistere al pressing avversario e non esporlo a lunghe corse all’indietro o a possessi prolungati e rischiosi in zone critiche. Il contesto del Borussia inizia ad andare anche un po' stretto a Granit, che nel frattempo aveva anche ricevuto la fascia di capitano a poco più di ventidue anni. Il suo nome inizia a diventare uno dei più caldi in Europa e dopo un ottimo Europeo con la nazionale elvetica arriva la chiamata di Wenger:

Abbiamo provato a prenderlo già a dicembre […] è molto dinamico, bravo nel gioco aereo, sa giocare bene sul corto e sul lungo, ha 24 anni e ha una grande esperienza all’estero

Queste erano le parole di Arséne Wenger nell’estate 2016, quando Xhaka era appena diventato un nuovo giocatore dell’Arsenal. Tuttavia, il suo inserimento nei Gunners sarà ancora più complesso. Nei primi sei mesi a Londra viene espulso due volte, quasi identiche tra loro: la prima per un'entrata scomposta su Modou Barrow dello Swansea, che lo stava puntando in velocità, e la seconda su Steven Defour del Burnley che invece aveva sfruttato un suo errore in possesso per provare a innescare una transizione. Nonostante i suoi evidenti limiti difensivi, messi in evidenza anche dallo stesso Wenger, la pesante disfunzionalità dell'Arsenal ha sicuramente avuto un ruolo attivo nell’esporre i suoi difetti, creandogli situazioni uno-contro-uno sfavorevoli o lasciandogli coprire zone di campo troppo ampie rispetto a quello che il suo modo di giocare gli consentirebbe.

Nel momento in cui Wenger criticherà le sue scelte in campo, inizia anche a emergere un lato più controverso negli aspetti extra-campo: il giorno dopo la partita con il Burnley, Xhaka viene accusato di insulti razzisti da un’operatrice della British Airways all’aeroporto di Heathrow che aveva impedito a un suo amico di imbarcarsi su un volo, salvo poi smentire tutto davanti alla polizia.

Al netto dei suoi momenti di instabilità, Granit non fa fatica a mettere in mostra cosa sa fare in campo; la sua capacità di giocare il pallone sul lungo o sul corto senza alcuna differenza lo rende centrale negli equilibri dell’ultimo Wenger. 

Quando riceve il pallone Xhaka alza la testa, si guarda intorno e lancia con la precisione di un quarterback di NFL in verticale e in diagonale, mostra una confidenza nel gioco sulla lunga distanza che è paragonabile a quella di giocatori di un livello ben superiore. Nella sua seconda stagione a Londra lo svizzero salta solo due partite e domina quasi tutte le metriche di passaggi in Premier League. In quella stagione sarà anche tra i giocatori che guadagnano più metri con i loro passaggi e anche in una ristrettissima élite per quello che riguarda i palloni toccati.

Insomma, che sia in modo costruttivo o distruttivo, Xhaka è un giocatore che vuole la luce dei riflettori su di sé e, soprattutto in gioventù, ha brillato quando l’ha avuta. In nazionale il CT che lo ha lanciato, Ottmar Hitzfeld lo ha identificato come un nuovo Schweinsteiger e lo ha messo al centro della squadra, rendendolo un vero e proprio faro della fase di possesso e facendogli toccare una quantità enorme di palloni. Nel passaggio dalla gestione Hitzfeld a quella di Vladimir Petkovic, anche in nazionale la posizione di Xhaka si è abbassata di diversi metri ed è diventata più simile a quella avuta fino a quel momento nei suoi club, senza però alterare minimamente il suo status di leader tecnico ed emotivo. Effettivamente, da quando ha raggiunto la consacrazione in Germania probabilmente non si è mai visto un Granit brillante come nelle due campagne europee della sua nazionale.

La nazionale per certi versi è stata a lungo il porto sicuro di Granit, che prima si è messo in mostra all’europeo francese e poi ha dominato in quello itinerante dii cinque anni dopo, finendo per partecipare anche alla rimonta leggendaria ai danni di una Francia infinitamente più forte. In mezzo, però, il suo percorso è stato tutto tranne che lineare.

Un po’ suo malgrado, il primo anno di Xhaka a londra coincide con la prima stagione fuori dalla top four dell’Arsenal, che nell’arco di due anni vedrà prima andar via un leader tecnico come Alexis Sanchez, dopodiché saluterà l’icona Wenger e infine assisterà anche alla decadenza ultima di Mesut Özil.

Il primo anno della gestione Emery, nonostante tutto, è quasi positivo: l’Arsenal manca la qualificazione in Champions League solo nel finale di stagione e domina in Europa League prima di schiantarsi contro un Chelsea troppo superiore. A settembre, dopo la cessione di Koscielny, Xhaka viene votato come capitano dai suoi compagni certificando come, nonostante numerose critiche, fosse ormai un giocatore di riferimento per i Gunners.

Nonostante tutto, i momenti di blackout di Granit, che nella sua qualità ha mostrato evidenti crepe, si sono inseriti estremamente male in un Arsenal che per la prima volta in quasi vent'anni vedeva il suo status quasi compromesso, finendo per renderlo, suo malgrado, simbolo dei problemi dell'Arsenal e portandolo a uno scontro, stavolta fuori dal campo, con i suoi stessi tifosi. Questo scontro, fatto in larga parte di insulti a lui diretti sui social, arriva alla definitiva deflagrazione nell’arco di un mese, durante una partita con il Crystal Palace. Poco dopo l'ora di gioco, Emery chiama la sostituzione di Xhaka, il quale si sfila la fascia e la lancia per terra; uscendo sotto la marea di fischi del suo stadio porta quindi la mano all’orecchio come a chiederne di più e infine, prima di sparire nel buio del tunnel, lancia a terra la sua maglia. Una settimana dopo questo incidente Emery gli leverà la fascia per darla a Aubameyang a cui, quasi ironicamente, verrà poi tolta due anni dopo. 

La rottura è totale e verrà risanata, solo formalmente, un mese dopo quando tornerà in campo nella sconfitta del suo Arsenal contro l’Eintracht, che sarà anche l’ultima della gestione Emery. Da quel momento in poi, in modo quasi controintuitivo Xhaka diventa un imprescindibile prima nell’interimato di Ljungberg e poi nella gestione Arteta.

La scelta di rimettere Granit al centro del progetto è in generale poco giustificata dai fatti: lo svizzero resta un giocatore mediamente instabile in campo ma Arteta non si pentirà mai di quella scelta.

Un momento di parziale svolta positiva nella carriera di Granit arriva nel Boxing Day del 2020, in cui firma una grande vittoria dei suoi Gunners sul Chelsea con una punizione spettacolare.

Nel sistema di Arteta Xhaka non si muove più come un play tradizionale: quando la squadra risale il campo lui scala a sinistra della coppia centrale; in questo modo guadagna la possibilità di vedere la quasi totalità del campo prima di giocare il pallone e libera l’avanzamento di Tierney sul suo lato; infine, trovandosi a coprire una zona di campo più ristretta si trova, in genere, condizione di gestire duelli individuali più facili.

Per certi versi non stupisce vedere che l’ultima espulsione ricevuta da Granit – contro il Liverpool – sia arrivata proprio nel momento in cui una transizione veloce del Liverpool lo ha colto fuori dalla sua zona di comfort. Xhaka infatti si trova costretto a dover correre verso la propria area inseguendo un lancio per Diogo Jota e finisce per abbattere il portoghese poco fuori dall’area. 

Questo potrebbe essere indicato come un rosso “di contesto” e in generale costituisce la maggior parte delle sue espulsioni, arrivate in larga parte quando Xhaka si è trovato a dover fare cose che non gli appartengono, finendo per esporre una scarsa capacità di difendere fronte alla propria porta.

Questa descrizione non vuole essere un’assoluzione del giocatore Xhaka, che a volte stupisce per il modo in cui riesce a staccarsi mentalmente dalla parita, per esempio, commettendo errori banali come quello che gli è costato un cartellino rosso nel momento forse più critico della gestione Arteta.

Xhaka, fresco di un rinnovo mai annunciato dall’Arsenal, si fa espellere con la squadra squadra sotto per 2-0 all’Etihad, complicando ulteriormente una partita che il City dominerà come forse mai fatto in passato. Nel momento in cui Arteta sembra a un passo dal licenziamento, a complicare la situazione di Xhaka arriva la positività al COVID e le successive le dichiarazioni del CT svizzero Yakin, che svelerà alla stampa come lui fosse l’unico giocatore non vaccinato della rosa, aggiungendo un altro capitolo alla sua triste saga dentro e soprattutto fuori dal campo. Ironia della sorte, quando rnerà in campo dopo la negativizzazione e la squalifica, lo farà brillando nel North London Derby vinto dai Gunners salvo poi finire. per infortunarsi gravemente, perdendo altri due mesi prima di riprendere il suo posto sul finire del 2021, con un mese di anticipo.  

Sempre sul finire del 2021, Granit è anche tornato a parlare del suo controverso rapporto con i tifosi dell’Arsenal, sottolineando come fosse stato molto vicino a lasciare il club due anni prima, dopo l’episodio del lancio della maglia, salvo poi venir dissuaso da Mikel Arteta.

Proprio Arteta ha avuto merito nel ridargli una carriera mettendolo costantemente al centro del suo progetto anche nei più importanti momenti di difficoltà. A quasi trent’anni, Xhaka ha finalmente potuto inserirsi in un Arsenal più funzionale degli anni precedenti, soffrendo meno i suoi stessi difetti e mostrando, al netto dei suoi limiti intrinseci, sia la sua qualità che la sua leadership.

Nonostante la sua instabilità in campo e la sua continua capacità di flirtare con l’autodistruzione sia in campo che fuori, Granit Xhaka resta comunque un giocatore la cui classe è troppo importante per essere ridotta nei limiti di una testa calda e forse proprio per questo nel corso della sua carriera tutti i suoi allenatori gli hanno dato una centralità che, a chi non ha avuto modo di vederlo da vicino, sembra inspiegabile. Ma, come sempre, la verità si trova nel mezzo e per Granit Xhaka è quella di un giocatore a cui rinunciare, nonostante tutto, è quasi impossibile. 

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