Premier League Review: Dicembre a Manchester

 Il racconto del dicembre di Premier League

La Premier League è sembrata ritornare nell’incubo di marzo 2020 e quella sensazione di precarietà del campionato e incompetenza di decidere tutti assieme sul da farsi. Il primo momento che ha fatto saltare il banco è stato il mancato viaggio del Tottenham a Brighton dopo un intenso focolaio di Covid-19 tra i giocatori degli Spurs, costretti a saltare anche la partita di Conference League contro il Rennes e per questo eliminati dalla competizione  ‒ cosa che non sta dispiacendo troppo nel nord di Londra. Poi il Manchester United ha dovuto chiudere la sua struttura di allenamento e il suo incontro con il Brentford è stato rinviato. Sono seguiti la partita del Burnley contro il Watford e un'altra partita degli Spurs, stavolta con il Leicester. 

E così via altri focolai, come quello in cui è incappato il Liverpool dopo la trasferta di Newcastle. La logica invocava il frenare la macchina, ma questa è un carro armato deciso sul proseguire. Il prodotto, il content, non può essere fermato. Ci sono state richieste per una pausa, per il rinvio di un intero turno di partite in modo da "interrompere la catena" dei contagi che ha messo radici nei club, come aveva scritto il manager del Brentford, Thomas Frank. "Non sono sicuro per quanto tempo possiamo proseguire su questa strada" ha detto Graham Potter, il suo collega a Brighton. Indicazioni dal governo non sono arrivate, neanche per ridurre sensibilmente la capienza dello stadio. E così la Premier League ha fatto scudo per giocare il periodo delle feste natalizie: troppo importanti, troppi soldi, troppa tradizione, troppa invidia dai campionati rivali che non sono mai riusciti a imitarlo. Per andare avanti è bastato scommettere che i positivi di una squadra siano meno di dieci, ignorando le richieste di chi ha paura di ammalarsi e ordinando che qualsiasi club con un numero sufficiente di giocatori non infetti per riempire una squadra e il numero richiesto di sostituti debba continuare a giocare, annullando alcune partite ma continuando con altre, distorcendo il corretto svolgimento del campionato nel tempo. 

Per fare un esempio, al momento il Burnley, invischiato nella lotta salvezza, ha ben quattro partite da recuperare, almeno due in più di tutte le altre squadre della parte di destra della classifica. La corsa per l’Europa non è dissimile, con il Tottenham che, a oggi, deve recuperare due gare in più di Arsenal e West Ham; anche il Manchester United ha una gara in più da disputare rispetto alle due londinesi che gli stanno davanti. Tutto questo va ad intasare un calendario già intasato e fa gridare alle maggiori possibilità di raggiungere posizioni di classifica più vantaggiose a chi deve ancora giocare. E così la Premier League ha fatto l'unica cosa che le è venuta in mente: andare avanti e sperare, dare per certo che quando si smetterà di tossire e si uscirà dalla fitta nebbia dell'inverno ci sarà qualcosa dall'altra parte. Che forma prenderà, che differenza avrà fatto e che danni potrebbe aver fatto sono domande che possono aspettare dopo. Fino ad allora, farà ciò che ha sempre fatto, solcando a prescindere, nella corrente.

Il punto della situazione
Tutta questa situazione ha favorito l'unica squadra che non è stata ancora gravemente colpita dal Covid e non è incappata in rinvii di gare, ovvero il Manchester City. La squadra di Guardiola ha preso la vetta e messo 9 punti di margine tra sé e il Chelsea secondo vincendo tutte la partite del mese e in diversi casi con la maniera di un bulldozer. Il calendario certo non è stato di quelli che potremmo definire tosti (Villa, Watford, Wolves, Leeds, Newcastle, Leicester e Brentford), ma la vittoria per 7-0 sul Leeds di Bielsa si può definire una masterclass di Guardiola. Anche la partita del Boxing Day contro il Leicester è stata spettacolare: dopo essere stati avanti 4-0 nel primo tempo ‒ o, meglio, nei primi 23 minuti ‒ i Citizens hanno subito la voglia delle Foxes di riaprirla subendo 3 gol per poi riprendere l’avversario per la giugulare e vincere 6-3. La squadra di Guardiola ha chiuso splendidamente un 2021 dove è stata senza ombra di dubbio la miglior squadra inglese, con il record di vittorie e di gol (114) in un anno solare. Ha perso forse l’unica partita che non doveva perdere (la finale di Champions contro il Chelsea), ma sembra diventare più forte dopo ogni singola giornata.
Un altro protagonista è stato il Tottenham, sia perché non ha giocato sia perché Antonio Conte sembra essere riuscito già a innestare la sua idea di calcio nei nuovi giocatori, che sembrano aver ritrovato convinzione e proposito. Una cosa impensabile da raggiungere in poco tempo visto quanto la squadra fosse regredita sotto il breve regno di Espirito Santo. Ne è stato un emblema la gara contro il Liverpool, un 2-2 intenso e spettacolare che il Tottenham non ha vinto a a causa della scarsa mira di Harry Kane ‒ che ha comunque interrotto, nella stessa gara, un digiuno lungo 8 gare di Premier. Per via delle assenze Conte ha dovuto dare una chance a Dele Alli e Harry Winks, autentici reietti redivivi e protagonisti in una gara così difficile. È seguita una buona vittoria contro il Palace e un pareggio contro i Saints nel Boxing Day, tanto basta per far restare Conte ancora imbattuto in campionato da quanto siete sulla panchina degli Spurs.
Restando nel nord di Londra, era cominciato decisamente male il dicembre dell’Arsenal: due sconfitte dolorose contro Manchester United e Everton. Poi la squadra di Arteta ha vinto le successive 4 partite ‒ tra cui il derby con il West Ham per 2-0 ‒ in maniera convincente grazie allo sfrontato talento dei suoi giovani, in particolare di Martinelli e Odegaard, candidati entrambi al premio di giocatore di dicembre dalla Premier League. E questo nonostante lo scossone dovuto al caso Aubameyang, messo fuori rosa e privato della fascia di capitano.

Proprio il West Ham, dopo aver battuto il Chelsea per 3-2 a inizio dicembre, ha perso punti importanti in chiave Champions ‒ la sconfitta con il S'oton nel Boxing Day sanguina ancora ‒ e altrettanto ha fatto il Liverpool, incappato in un mese con solo quattro gol segnati e che contro il Leicester non ha proprio trovato la rete perdendo 1-0 per mano dell’ex Everton Lookman, lasciando così margine in classifica al Man City. Anche il Chelsea, pur senza perdere, ha lasciato diversi punti per strada: oltre alla sconfitta con gli Hammers sono arrivati pareggi contro Brighton, Everton e Wolves. Sono stati comunque protagonisti di uno dei match più intensi e nervosi del mese, il 3-2 contro un rimaneggiato ma voglioso Leeds. Gli Whites sono stati la squadra più sfortunata fin qui del campionato, chissà cosa pensano nel vedere partite saltate perchè gli avversari non arrivano a 13 giocatori causa Covid e loro fanno i conti con un infermeria piena già dalla prima giornata. Il 7-0 contro il City ha fatto ghignare gli oppositori di Bielsa e il successivo 4-1 subito contro l’Arsenal ha definitivamente messo in dubbio il futuro nel Lancashire dell’argentino. Lui dal canto suo insiste a non dare colpa agli infortuni e lavora con chi può, come il gioiellino Joe Gelhardt

Chi ha avuto effettivamente uno scossone interno è stato il Brentford: il football director Rasmus Ankersen ha lasciato il club. Il danese è stato una delle figure chiavi per la scalata fino alla Premier del piccolo club di Londra, avendo un'enorme influenza sul reclutamento e contribuendo alla decisione di chiudere l'Accademy del club e creare una squadra B. Questa vicenda ha lasciato nel club un sapore dolce amaro visto che i risultati stanno andando bene e la retrocessione resta a distanza di sicurezza. Non si può dire lo stesso per il Watford di Ranieri che ha perso tutte le gare questo mese. Ce l’ha fatta invece il Newcastle a vincere la prima partita in campionato. Un 1-0 contro il Burnley firmato da Callum Wilson. Ora si aspetta una rivoluzione della rosa in vista del mercato di gennaio. Oltre a questa sono stati gli unici a fermare il Manchester United del nuovo arrivato Ralf Rangnick. I Red Devils hanno vinto 4 partite in questo mese, sistemando un minimo la classifica ma senza togliere l’idea di essere una squadra ancora alla ricerca di un’identità diversa da “prima o poi Bruno o Cristiano si inventeranno qualcosa”.

La classifica
Curiosità statistiche
  • Aaron Lennon ha segnato il suo primo gol contro il Manchester United alla ventitreesima partita contro di loro,18 anni e 73 giorni dopo la prima volta, nell’ottobre 2003, quando giocava nel Leeds e aveva 16 anni.
  • Solo Salah (24) ha partecipato a più gol di Emmanuel Dennis (13, con 8 gol e 5 assist) in questa stagione. L'attaccante nigeriano ha preso parte al 59% dei gol del Watford.
  • Il Leicester, con la sconfitta per 6-3 contro il Manchester City, è diventato il 33esimo club a subire almeno sei gol da una squadra guidata da Guardiola.
  • Con il gol al Crystal Palace, Harry Kane ha raggiunto a quota 9 Robbie Fowler in testa alla classifica capocannonieri del Boxing Day.
Il giocatore del mese: João Cancelo
In realtà questo premio dovrebbero condividerlo tutti i giocatori allenati da Pep Guardiola, ma dovendo sceglierne uno che spicca è difficile non pensare a João Cancelo, emblema del lavoro fatto dal tecnico catalano nell’ultimo anno. Statisticamente parlando come highlights Cancelo ha solo un gol e un assist in questo mese. Il gol, peraltro bellissimo, è una fucilata da fuori area contro il Newcastle, forse una delle poche cose del suo repertorio tecnico che mancava a farci vedere. Ma oltre alle due principali statisctiche magari più povere di altri compagni la sua crucialità nel gioco dei compagni si fa sempre più grande. 
Il terzino destr... sinistr… no forse centroc… va bene, il ruolo lo decidete voi, è una costante fonte di creatività quest’anno e questo mese ha avuto un picco simile allo scorso febbraio quando era definitivamente esploso. Il suo lavoro in possesso è fondamentale, si prende sempre più responsabilità e le statistiche ce lo dicono. È secondo per maggior numero di tocchi di qualsiasi giocatore in Premier League nel 2021 e ne ha più di chiunque altro dall'inizio di questa stagione, dove primeggia anche nei passaggi effettuati. È secondo ‒ dietro Ruben Dias ‒ per maggior numero di passaggi ricevuti e secondo ‒ dietro Bernardo ‒ per passaggi completati nell’ultimo terzo di campo quest'anno. Come se non bastasse nel 2021 ha anche portato la palla per 9.356 metri. E pensare che è un titolare fisso da non troppo tempo, forse il miglior esperimento riuscito della carriera di Guardiola a Manchester.
Gol del mese: Demarai Gray (vs Arsenal)
Dei giocatori che hanno cambiato maglia forse solo Emmanuel Dennis e Cristiano Ronaldo hanno avuto una maggiore influenza per il nuovo club di Demarai Gray. A inizio stagione in particolare sembrava essersi preso l'Everton e che fosse finalmente arrivato il suo momento. Poi la squadra si è infilata nel vortice della mediocrità e lui è diventato una delle poche cose ad entusiasmare la stagione dei Toffees. Contro l’Arsenal aveva decisamente voglia di segnare quello che in gergo telecronistico gli inglesi chiamano "screamer". Ci aveva provato già all’80’, a giro da fuori dopo aver puntato Tomiyasu; traversa piena, un primo tentativo addolcito dalla respinta vincente di Richarlison che vale il pari con l’Arsenal. Poi al 93' gli si ripresenta la possibilità di farlo, questa volta partendo da più lontano come piace a lui. Riceve poco oltre la metà campo e punta il giapponese sfidandolo a viso aperto. Può accentrarsi, ma anche andare a sinistra, o aspettare la sovrapposizione di un compagno a sinistra. Doppio passo che fa sbarellare Tomiyasu e ora arriva anche Odegaard a coprirlo. Ma lui ha già mirato bene sotto l’incrocio destro. Dopo si sente solo il suono del legno colpito nel posto giusto e l’urlo di Goodison Park intero che sembra poter crollare. Lui si unisce all’urlo, aggiungendo un senso di epica al momento, si toglie la maglietta e corre dritto verso il primo gruppo di tifosi con cui incrocia lo sguardo per buttarsi tra le loro braccia. Questo gol è particolarmente bello perchè tra gesto tecnico, esultanza e atmosfera ci ricorda di cosa ci può privare la pandemia e i conseguenti stadi vuoti sul livello delle emozioni.
Fatti abbastanza interessanti
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