Le Undici Rivelazioni della Stagione 2020/21

Dopo il mio debutto su L’Ultimo Uomo con la Top XI della stagione ho deciso, come ogni anno, di selezionare altri undici giocatori che mi hanno rubato l’occhio nel corso della stagione di Premier League. Trascurando le varie premesse sull’unicità di questa stagione ciò che più mi ha colpito è stato, quasi inevitabilmente, il Leeds di Bielsa che infatti ha donato ben tre giocatori a questa squadra, schierata con un classico 4-2-3-1 e da cui, mio malgrado, devo annunciare in anticipo l’assenza di Kelechi Iheanacho, autore di 12 gol negli ultimi due mesi della stagione.

Portiere: Illan Meslier 

Inizialmente preso in prestito dal Lorient come riserva dell’ex Real Madrid Kiko Casilla, Illan Meslier si è guadagnato il posto da titolare nel marzo 2020 in seguito alla squalifica dello spagnolo per uno spiacevole episodio di razzismo.

Da quel giorno Meslier ha conquistato la fiducia di Marcelo Bielsa divenendo in pianta stabile il portiere dei Whites anche dopo l’agognato ritorno in Premier League. Esaltato da un sistema difensivo che lo espone spesso ai tiri degli avversari - 14.5 per partita, meglio solo del retrocesso West Bromwich Albion - Meslier è secondo per parate effettuate per 90’ in Premier League e il suo impatto è facilmente osservabile negli undici clean sheets accumulati dal Leeds in questa stagione, il quinto miglior dato dell'intero campionato. Nonostante i quasi due metri di altezza ciò che ruba l’occhio nelle sue parate è la capacità di rispondere soprattutto sui tiri più bassi sfruttando sia una grande abilità nell'uso dell’uscita a croce che una notevole reattività nel tuffo.

Il principale difetto del francese risiede nelle uscite, fondamentale in cui talvolta fatica a trovare il tempo giusto esponendosi a qualche errore anche abbastanza vistoso; tuttavia, è ragionevole credere che con un po' di esperienza in più potrà sopperire anche a questo limite.

Terzino destro: Luke Ayling

Etichettare Luke Ayling come un terzino in senso stretto è una forzatura in quanto il difensore del Leeds si è trovato spesso ad agire sia come esterno basso che come centrale destro nel celebre 3-3-1-3 del Loco Bielsa.

Ayling è un ottimo esempio di terzino completo, in grado di garantire una presenza costante in tutte le fasi del gioco degli Whites facendosi trovare raramente fuori posizione sia quando si tratta di dover recuperare il possesso che quando deve prendere parte alla costruzione. In fase di possesso Ayling diventa cruciale nel facilitare la risalita del campo proprio grazie alla sua posizione e non a caso si colloca al terzo posto nella lega per palloni toccati, al secondo per metri guadagnati in conduzione e al settimo per quelli guadagnati tramite passaggi. La sua presenza all’interno di un sistema estremamente dinamico e aggressivo come quello di Bielsa, che richiede una grande capacità di lettura del gioco, è assolutamente cruciale per garantire equilibrio e dare fluidità alla manovra.

La conscrazione in Premier League per Ayling è arrivata ormai a quasi 30 anni ma il suo primo approccio è stato senza dubbio positivo ed è probabile che potrà mantenere questo livello di rendimento anche nel prossimo futuro.

Difensore centrale: John Stones

John Stones è sempre stato un difensore che ha diviso fortemente l’opinione tra gli appassionati ma la sua stagione con il Manchester City è stata, inaspettatamente, di altissimo livello e il suo apporto alla vittoria del titolo è stato cruciale.

Inserito in una linea con un compagno più riflessivo e propenso a difendere anche all’indietro come Ruben Dias, Stones ha trovato il fit ideale per il suo stile di gioco, più portato a una difesa aggressiva che negli anni lo ha esposto a una serie di errori a volte anche grossolani; l’altro aspetto cruciale del gioco di Stones risiede nella qualità che ha con il pallone, probabilmente la principale dote che gli è stata riconosciuta nel corso della sua carriera e che lo rende fondamentale per agevolare la risalita del campo. Dal suo ritorno tra i titolari, coinciso inoltre con l’inserimento di Joao Cancelo, Pep Guardiola ha trovato la formula ideale per equilibrare il suo Manchester City riuscendo a far coesistere un’efficace gestione del possesso, la capacità di resistere bene alle transizioni difensive e una riaggressione rapida ed efficace.

Tutte le considerazioni fatte in passato su John Stones, riguardanti principalmente i suoi limiti nelle letture e nel suo essere troppo pulito, sono stati perfettamente riassorbiti da questo sistema, all’interno del cui si muove in maniera fluida ed efficace.

Difensore centrale: Gabriel Magalhães

Farsi notare in positivo in un Arsenal che ha largamente deluso le aspettative non era assolutamente facile ma Gabriel Magalhães ha dimostrato di essere perfettamente all’altezza della Premier League già al suo primo anno.

Gabriel è un difensore moderno, estremamente intelligente e che per questo non soffre particolarmente né quando è portato a difendere in avanti, in genere nella zona sinistra del campo, né all’indietro, anche grazie a un notevole atletismo che gli consente di effettuare degli spettacolari recuperi. La sua intelligenza si vede anche nel modo in cui segue l’evoluzione del gioco facendosi trovare spesso dove più è necessario, una qualità che diventa fondamentale in una squadra che negli altri interpreti difensivi ha trovato molto spesso delusioni cocenti sia sotto l’aspetto della tecnica difensiva che delle scelte da fare in campo. Quando è in possesso Gabriel dà bene idea del perché l’Arsenal abbia puntato su di lui, agevolando l’uscita dal basso con un gioco molto essenziale in cui non mancano alcuni lanci in verticale e in diagonale per garantire una risalita rapida del campo.

Nonostante il campione di partite disputate sia effettivamente ridotto, complici rotazioni e un'infezione da COVID-19 abbastanza pesante, Gabriel ha confermato di valere e meritare il posto da titolare e leader difensivo dell’Arsenal, uno status che, probabilmente, gli apparterrà anche nelle prossime stagioni.

Terzino sinistro: James Justin

La presenza di James Justin in questa squadra era scontata: il terzino, classe 1998, ha conquistato il posto da titolare sfruttando la cessione di Ben Chilwell e da quel momento ha intrapreso un percorso di crescita incredibile arrestato solo dalla lesione al legamento crociato subita a febbraio.

Justin è un esterno di piede destro che interpreta il suo ruolo in maniera molto associativa, entrando spesso nella manovra offensiva del Leicester sia entrando dentro il campo quando impegnato a sinistra che ricevendo sull’esterno e cercando il fondo per il cross quando impegnato a destra. Quando parte da sinistra diventa un giocatore estremamente impattante nel gioco delle Foxes in quanto capace di garantire un’occupazione dell’ampiezza estremamente efficace e di arricchire la presenza di uomini sia nella circolazione palla in trequarti che dentro l’area.

Purtroppo un infortunio così grave potrebbe limitare la sua esplosività atletica ma è facile credere che le sue qualità tecniche e di lettura lo potranno portare a mantenersi ad alti livelli anche in futuro.

Centrocampista destro: Yves Bissouma

Yves Bissouma è stato con ogni probabilità il vero gioiello di un Brighton che in questa stagione è giunto agli onori delle cronache più per l’impressionante underperforming rispetto agli xG prodotti che non per i risultati reali in campo.

Bissouma è un centrocampista completo a cui piace abbinare una fase difensiva molto aggressiva – talvolta ai limiti dell’irruenza – a una grande capacità di coprire il campo soprattutto in conduzione. Il gioco di Bissouma si basa molto su un uso intelligente del fisico, soprattutto in conduzione per resistere al meglio alla pressione dell’avversario, e meno sulla sua tecnica per cui si trova spesso a giocare il pallone in maniera molto basilare. Nel centrocampo di Potter Bissouma si trova spesso affiancato a dei giocatori più tecnici e con maggiore propensione offensiva per cui il modo che ha di concepire il suo ruolo assume un ruolo cruciale per dare stabilità alla manovra e non esporre in maniera eccessiva la linea difensiva.

Grazie al suo innato dinamismo e al sapiente uso che fa del fisico, Bissouma ha rubato rapidamente gli occhi degli addetti ai lavori soprattutto in un campionato come la Premier League in cui la qualità fisica richiesta è sempre estremamente alta. 

Centrocampista sinistro: Pierre-Emile Højbjerg

Højbjerg non è una rivelazione in senso stretto in quanto anche nella sua esperienza a Southampton aveva dimostrato di meritarsi un ruolo centrale nel sistema di Hasenhuttl ma nel suo passaggio agli Spurs ha dimostrato di avere anche la testa adatta a traslare le sue qualità in un contesto più esigente dal punto di vista delle prestazioni.

In fase difensiva Højbjerg fa un uso costante e continuo del suo fisico riuscendo però a integrare questa sua propensione con delle letture che lo portano a essere particolarmente efficace anche al netto del grande volume di interventi e azioni di pressione tentati. Nonostante una presenza in fase difensiva solida, continua ed efficace è in fase di possesso che ha consolidato il suo status di uomo chiave diventando il giocatore più coinvolto nel gioco del Tottenham – con 3050 palloni toccati è al quarto posto nell’intera competizione – e proprio questo aspetto è stato sottolineato dallo stesso Mourinho, che ne ha elogiato la capacità di giocare il pallone in modo intelligente, semplice e pulito. Queste qualità sono spesso mancate all’interno del centrocampo degli Spurs, dove in genere è stata privilegiata un’interpretazione del ruolo pvotata a un gioco più verticale e meno riflessivo.

Hojbjerg è uno dei membri della ristretta cerchia di giocatori che può dire di aver lavorato sia con Guardiola che con Mourinho, e da entrambi ha ereditato i concetti di gioco che lo hanno portato a essere un centrocampista perfetto per il calcio del 2021.

Trequartista destro: Matheus Pereira

Che Matheus Pereira potesse avere un buon impatto con la Premier League era abbastanza prevedibile, soprattutto dopo la grandissima stagione disputata in Championship, ma che le sue prestazioni potessero arrivare a un livello così alto nonostante la terribile stagione del West Bromwich era tutt’altro che scontato.

Pereira è un giocatore a cui piace svariare, si fa quasi una forzatura a collocarlo a destra ma è da lì che in genere preferisce partire, sia muovendosi verso la trequarti centrale dove agisce da rifinitore in senso stretto che allargandosi e cercando il dribbling. Il suo modo di dribblare è raffinato ma estremamente essenziale, capace di mettere in mostra una grande tecnica ma senza giocate eccessive o fini a se stesse. Nonostante la retrocessione del West Brom sia arrivata quasi senza lottare, al netto di due vittorie contro Liverpool e Chelsea, il brasiliano ha dimostrato di valere ampiamente la Premier League portando 11 gol e 6 assist alla causa dei Baggies; un totale di 17 contribuzioni - un dato pari a quello di Raheem Sterling per fare un esempio - che da sole costituiscono il 49% delle reti dell’intera squadra.

Con la retrocessione dei Baggies è probabile che Pereira si troverà a cambiare aria e in tal senso non è difficile credere che riuscirà a ritagliarsi un nuovo ingaggio in Premier League, dove ha dimostrato di essere perfettamente all’altezza delle aspettative.

Trequartista centrale: Jesse Lingard

La stagione di Jesse Lingard è stata a due facce: prima l’avvio difficile al Manchester United – periodo in cui aveva pensato anche a fermarsi a causa della depressione della madre –  e poi la ritrovata serenità e la rinascita al West Ham da gennaio.

Nei cinque mesi nell’est di Londra, Lingard ha mostrato il lato migliore del suo gioco, trovando una centralità e una continuità che gli erano sempre mancate nella lunga avventura a Manchester. Dal suo debutto con gli Hammers sono arrivati 9 gol e 5 assist in 16 partite, numeri che lo hanno portato anche a ricevere una preconvocazione da parte di Southgate per l’Europeo. Il gioco di Lingard è estremamente semplice, con una tecnica in senso stretto non raffinata ma con una buona capacità di condurre in velocità, qualità che lo rende perfetto in un sistema perlopiù orientato a far muovere rapidamente il pallone in verticale come quello di David Moyes. Non stupisce in tal senso che il suo adattamento sia stato pressoché immediato e il suo impatto decisivo nel trascinare il West Ham nella lotta per il quarto posto e infine alla qualificazione in Europa League.

A ventotto anni Lingard ha trovato, sia pure per pochi mesi, la sua dimensione ed è molto probabile che lascerà in estate il Manchester United per riguadagnarsi un ruolo più centrale e cercare di dare continuità a questo straordinario semestre.

Trequartista sinistro: Pedro Neto

La storia di Pedro Neto è stata spesso associata ad alcuni movimenti sospetti del super procuratore Jorge Mendes, l’uomo che lo ha portato dal Braga alla Lazio e infine al “suo” Wolverhampton.

Neto è un’ala dribblomane la cui conduzione è estremamente elegante, ricca di trick che lo rendono molto divertente da vedere e al tempo stesso incredibilmente efficace sia quando deve risalire il campo che quando deve muoversi in zona di rifinitura. Nel suo modo di calciare emerge più la scelta di sfruttare la potenza del suo mancino anziché la sua sensibilità tecnica e in generale gran parte dei suoi assist arrivano da cross, soprattutto serviti dal fondo dopo essere rientrato in dribbling dall’esterno. Questa sua propensione al cross è stata cruciale in un sistema come quello dei Wolves che su questo fondamentale hanno costruito gran parte delle loro fortune in fase offensiva, fortune che sarebbero state anche maggiori senza l’infortunio di un giocatore chiave nel gioco aereo come Raul Jimenez.

La stagione di Pedro Neto è stata senza dubbio di alto livello ed è frutto di un processo di crescita iniziato la scorsa stagione che lo ha portato a guadagnare la centralità nel sistema di Nuno; processo di crescita che però si è arrestato ad aprile a causa di un infortunio al ginocchio che gli impedirà di prendere parte anche all’europeo.


Punta: Patrick Bamford

Cresciuto nelle giovanili del Chelsea, Patrick Bamford ha dovuto vagare a lungo prima di trovare la sua vera dimensione in Premier League. Dopo alcuni infausti passaggi nel Burnley e nel Middlesbrough è stato il Leeds di Marcelo Bielsa a regalargli la consacrazione nella massima divisione.

Bamford è un centravanti di formazione abbastanza classica che si trova molto a suo agio dentro l’area – solo uno dei suoi 17 gol stagionali è arrivato da fuori – e in genere si trova raramente a venire incontro per giocare spalle alla porta, facendo della scarsa associatività il suo unico vero limite. Va tuttavia sottolineato che, oltre alla grande stagione realizzativa, in un contesto aggressivo come quello di Bielsa Bamford diventa anche estremamente funzionale grazie alla sua abnegazione – è oltre il novantesimo percentile per le azioni di pressione nel terzo finale di campo – che lo porta spesso ad abbassarsi per aggredire gli avversari e agevolare un recupero palla veloce.

Questa stagione è stata, dal punto di vista realizzativo, la migliore dell’intera carriera di Bamford ed è assolutamente sorprendente che sia arrivata alla soglia dei ventotto anni e ad un livello che, negli anni passati, era più volte sembrato non appartenergli.


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