Profiling: Mikel Arteta e il suo Arsenal

In questo periodo di astinenza da calcio giocato abbiamo deciso di proporvi alcuni approfondimenti: il primo articolo di questa rubrica riguarda il nuovo Arsenal di Mikel Arteta. 

Profumo di casa. È ciò che davvero ha convinto Mikel Arteta a lasciare Manchester per un ritorno a Londra? Presumibilmente sì, perché se per il galiziano di San Sebastian un allontanamento da Pep Guardiola avrebbe potuto rappresentare un elemento di pericolo, dire no alla proposta dei Gunners sarebbe stato un oltraggio. A 37 anni lo spagnolo è approdato su una delle panchine più prestigiose del panorama inglese e le sue idee, il suo credo, il suo spirito hanno fatto sì che all’Emirates i giocatori in biancorosso tornassero a proporre qualcosa di innovativo, di interessante. 



Annunciato il 20 dicembre, contratto fino al 2023 e squadra piazzata nel limbo di metà classifica. Mikel ha confermato Ljungberg nello staff e riportato subito la calma nelle situazioni più spinose: Xhaka e Ozil, al centro di discussioni per molte settimane, sono stati messi al centro del progetto tecnico, almeno fino al termine della stagione. Pacato e umile nelle conferenze stampa, l’animo dello spagnolo è perfettamente in simbiosi con l’ambiente Arsenal. Allo stesso tempo il profilo ambizioso ha portato a maggiore attenzione nelle sessioni d’allenamento, vediamo un’Arsenal più consapevole delle proprie armi e dei propri difetti. Wenger ha detto: “È intelligente, ha passione, ha conoscenza”. L’auspicio di tutti è che il periodo passato con Pep apra le porte all’avvenire di un tecnico capace di riportare il club dove merita, giocando bene. 






Pre Arteta abbiamo un Arsenal messo male in campo, dove i centrali facevano i terzini, gli incontristi facevano le mezzali (vedi Torreira con Emery) e dove il reparto arretrato era da mani nei capelli. Gli errori in fase difensiva non conoscevano limiti, è intervenuto proprio lì Mikel e tutti se ne sono accorti. 

5 clean sheet nelle ultime 7 gare, con Luiz sempre titolare e Mustafi che, sciacquando le bocche di tanti tifosi, si è ripreso la fiducia di tutti (e non era facile). 11 gol subiti in 14 match hanno sì rialzato la classifica ma hanno anche confermato i progressi in questo senso. Più pressi, più tieni il pallone, meno probabilità hai di subire. 




Si pressa alto, quando c’è una concreta possibilità di recuperare il pallone. Altrimenti, le ali invertite si abbassano a formare una linea di 4 con i centrocampisti. In fase difensiva, ci si schiera con un 4-4-2 lineare. 


Ma ciò che stupisce del lavoro fatto da Arteta è la rapidità con la quale certi elementi della squadra hanno assimilato i nuovi dettami tattici in fase di possesso. Per L’impostazione del basso, Xhaka fa un movimento ad allargarsi verso sinistra, dando tempo e spazio al terzino sinistro (Saka) di alzarsi e andare a “duettare” con l’esterno alto. Ceballos è sempre la prima giocata per difensori, il primo appoggio. Lo spagnolo è diventato una risorsa incredibile per Arteta, che ha saputo ottenere il meglio dall’ex Real Madrid. Giocare con due pivot come lo svizzero e Dani permette una manovra quasi sempre pulita e capace di portare il pallone nel terzo di campo finale. Zona in cui Ozil agisce tra le linee. 




In transizione offensiva troviamo spesso un terzino altissimo, quasi in linea con gli attaccanti e un terzino più basso, per dare appoggio. Bukayo Saka in questo senso sta facendo enormi progressi da Full Back. 



Queste scelte tattiche stanno funzionando? Le 14 uscite sotto la conduzione di Arteta ci delineano l’ottica futura: costruire una squadra che sappia fare del gioco tecnico e del possesso palla le sue caratteristiche peculiari. In Premier League non è facile ottenere il predominio territoriale anche contro squadre organizzate per difendersi come Palace o Newcastle, lo si è visto, ma la strada è quella buona. Continua senza interruzioni Aubameyang a trovare il gol (anche da esterno) e Lacazette si deve guadagnare il posto nei confronti di Eddie Nketiah, altro giovane che Arteta ha saputo valorizzare fin qui. È salita la media punti a partita, ora a 1,93. 

Non è ancora chiaro (se finirà) come sarà il piazzamento finale di quest’Arsenal in Premier League. L’obiettivo Champions League rimane molto difficile, alla luce della poca continuità vista quest’anno. La squadra di Londra pagherà la brutta metà di stagione di Emery e l’intermezzo con Ljungberg. La strada però è giusta: all’Emirates si torna a fare calcio, a proporre gioco, a puntare su giovani potenzialmente top (Saka, Martinelli, Guendouzi, Nelson, Saliba, Nketiah). E già questo è importante. 

A cura di Lorenzo Meoni (@LorGooner) della redazione di Clock End Italia (@ClockEndItalia)

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