Profiling: Il Chelsea di Frank Lampard


In attesa di capire se la Premier League riprenderà regolarmente, se il titolo verrà assegnato al Liverpool e le retrocessioni bloccate, oppure se il tutto verrà annullato (scenario meno probabile), questa sospensione indesiderata causata dal COVID-19 ci permette di tracciare il bilancio di una delle squadre più importanti del campionato, il Chelsea di Lampard.

Serviva tempo, eppure...

Senza troppi giri di parole, tralasciando la prematura uscita dalla Coppa di Lega per mano dello United, vera bestia nera di Lampard, e un'eliminazione della Champions che appare abbastanza scontata dopo lo 0-3 in casa col Bayern, se la stagione dovesse terminare oggi, per il Chelsea sarebbe un successone, oltre che un affare. Vero, c'è ancora un quarto di finale di FA Cup da disputare, dopo aver eliminato il più quotato Liverpool, tuttavia la tabella Premier League alla casella numero quattro riporta proprio la parola "Chelsea" e, al di la delle diatribe giudiziarie del Manchester City, ciò vorrebbe dire accesso alla prossima Champions League. Tutto ciò appariva abbastanza impensabile ai nastri di partenza.

L'addio di Hazard, il mercato bloccato, i tanti giovani inseriti in rosa per sopperire all'impossibilità di fare acquisti e la scelta di affidare la guida tecnica ad un allenatore al suo secondo anno da professionista erano tutti presupposti che lasciavano presagire una stagione di transizione. Difatti i blues venivano pronosticati dai bookmakers come il fanalino di coda delle sei grandi. Ma si sa, i pronostici sono fatti per essere ribaltati. Lampard è riuscito in qualche modo a creare un gruppo coeso, facendo leva sulla vivacità e voglia dei giovani esordienti e sull'esperienza dei senatori di livello rimasti in rosa. Ci hanno pensato poi i vari Mount, Abraham e Tomori a trascinare una delle squadre più giovani del campionato.

Sia chiaro, gli alti e bassi ci sono stati. Come sempre. E come sempre nel periodo cruciale, quello di gennaio e febbraio, come accaduto alle ultime due versioni del Chelsea guidate da Conte e Sarri. Se spesso contro le piccole sono arrivati risulti deludenti dovuti alla poco esperienza della squadra nel capire e gestire i momenti chiave dei match, i tanti, troppi, infortuni hanno rischiato di minare più e più volte la stagione di una squadra che a metà del girone d'andata sembrava pronta a spiccare il volo e aveva dato l'idea di poter essere considerata come una valida alternativa a Liverpool e Manchester City, con un ampio distacco sulle altre. Difatti, oltre ai molti meriti del Chelsea, che ovviamente ci sono, c'è da fare i conti anche con le stagioni decisamente sottotono di United, Arsenal e Tottenham, che, un po come accaduto nel 2016, stanno facendo brillare, tra le altre, anche il Leicester di Rodgers.  

C'è un progetto?

Quello che però deve spaventare e non poco i sostenitori dei blues, è la peculiarità, e allo stesso tempo l'incapacità di farlo con successo, della dirigenza di iniziare troppo spesso e troppo in fretta da zero. Dalle parti di Stamford Bridge sono più abituati a vedere reboot che sequel, visto che Abramovic, Marina e compagnia non hanno dato un'altra chance nemmeno ad allenatori come Ancelotti e Conte, che godevano sia dell'appoggio dei calciatori che dei tifosi. Lampard attualmente non sembra essere sulle graticola, ma molto dipenderà dell'andamento delle ultime dieci partite (se si giocheranno). Con una classifica così corta in zona europea, se l'ex bandiera non dovesse centrare la qualificazione alla Champions e nemmeno all'Europa League, i vertici del club potrebbero prendere in seria considerazione l'idea dell'ennesimo cambiamento in panchina, dimostrando ancora una volta che al Chelsea, in quasi vent'anni di gestione Abramovic, la parola “progetto” è un vero e proprio tabù.
C'è poi da chiarire anche lo snodo riguardante i contratti in scadenza a giugno 2020. Se a Caballero e Van Ginkel presumibilmente verrà dato il benservito, ancora molti dubbi permangono circa le situazioni di Giroud e Pedro, impiegati con il contagocce in questa stagione. Il primo sembrava già sul piede di partenza nella sessione invernale, salvo poi fare dietrofront; il secondo ha espresso più e più volte il desiderio di voler chiudere gli ultimi anni della carriera in patria. Perderli entrambi in estate a zero vorrebbe dire segnare a bilancio un passivo di oltre 40 milioni.
Altro contratto cruciale è quello di Willian. A differenza dei suoi collega sopra citati, il brasiliano è stato utilizzato con continuità da Lampard, sia per via degli infortuni, sia perché probabilmente viene visto dal tecnico inglese come l'uomo d'esperienza lì davanti, a cui anche affidare la crescita dei giovani pari ruolo Pulisic e Hudson-Odoi. Tuttavia il suo contratto ad oggi non è stato ancora rinnovato, nonostante il giocatore e la sua famiglia si trovino molto bene a Londra.
Se però vuole alzare l'asticella e tornare sin da subito a competere sia in territorio inglese sia all'estero, il Chelsea ha bisogno di pesanti innesti in almeno ognuno dei tre reparti del campo. Ziyech, primo acquisto in vista della prossima stagione, darà sicuramente una mano, con la sua qualità ed esperienza in campo internazionale, ma come ampiamente dimostrato durante la Champions, i giocatori di contorno di un certo livello ai blues ci sono già, mancano però quei due/tre fuoriclasse che possano colmare l'enorme gap presente attualmente con le altre big d'Europa.

Ecco che quindi la prossima sessione estiva sarà subito decisiva per le sorti del club e si capirà se il Chelsea vuol tornare a fare sul serio oppure rimanere in acque tranquille ancora per un altro anno. Certo, molti tifosi si chiedono per quale ragione certi buchi non siano stati già rattoppati durante il mercato di gennaio, vista anche l'enorme quantità di infortunio che ha colpito la squadra, ma stiamo comunque parlando di una dirigenza che, ricorso dopo ricorso, ha lottato con tutte le sue forze per ottenere una riduzione delle pena inflittale dalla UEFA, ma che poi, una volta ottenuto lo sblocco dei trasferimenti, non ha operato nell'immediato movimenti né in entrata né in uscita. Beata incoerenza.

A cura di Marco Testa (@MarcoT_95)

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